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Ricerca scientifica e medicina tradizionale nelle cefalee


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Mal di testa e ciclo mestruale: ormoni e carenza di ferro

E’ stato identificato un nuovo tipo di emicrania mestruale che secondo i ricercatori si differenzia dalla maggior parte delle emicranie correlate al ciclo dipendenti da fattori ormonali¹. Si tratta dell’emicrania che compare quando sta terminando la mestruazione, in cui si è evidenziata una carenza di ferro con bassi valori di ferritina. L’identificazione di questa forma di emicrania e il suo rapporto con le perdite mestruali e la conseguente carenza di ferro fa intravedere la possibilità di una cura con integratori a base di ferro.

Lo studio delle dottoresse Calhoun e Gill del Carolina Headache Institute su 120 donne in cura per emicrania mestruale ha permesso con l’analisi del diario della cefalea di individuare un gruppo di 30 donne in cui il mal di testa si presentava al termine del flusso mestruale e non al suo inizio.

In queste donne il valore di ferritina nel sangue era sotto la soglia minima di 50 ng/ml. La ferritina rappresenta una riserva di ferro e la sua riduzione indica che l’insorgenza dell’emicrania alla fine del flusso può dipendere da una transitoria anemia con carenza di ferro causata dalle perdite mestruali.

L’emicrania di fine mestruo presenterebbe quindi un’origine diversa rispetto all’emicrania premestruale, attribuita alla rapida caduta degli ormoni estrogeni e progesterone che dà inizio alla mestruazione: circa 48 ore dopo la caduta ormonale si manifesta l’emicrania premestruale.

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Da Wikimedia Commons

L’emicrania premestruale viene affrontata con le terapie preventive anti-emicraniche, che comprendono un ventaglio di provvedimenti di intensità crescente a partire dagli integratori a base di magnesio, proseguendo se questo non basta con i farmaci ad azione preventiva; in ultima istanza se la terapia con integratori o farmacologica non sortisce effetto si possono stabilizzare i valori ormonali con terapie estroprogestiniche.

Al contrario l’emicrania che compare negli ultimi giorni della mestruazione, o emicrania di fine mestruo, non sarebbe causata da fluttuazioni ormonali e potrebbe risolversi solo con la somministrazione di ferro. E’ necessario attendere gli studi che potranno confermare questa nuova possibilità terapeutica consigliando nel frattempo alle donne che soffrono di mal di testa verso la fine della mestruazione di controllare i valori di sideremia e ferritina.

Bibliografia:
1) Calhoun AH, Gill N; Presenting a New, Non-Hormonally Mediated Cyclic Headache in Women: End-Menstrual Migraine, Headache 2017 Jan; 57(1): 17-20

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Emicrania

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Emicrania e Forame Ovale Pervio (FOP)

E’ da tempo che è stata descritta l’associazione tra Emicrania e Forame Ovale Pervio (FOP) cioè un foro che mette in comunicazione l’atrio destro con l’atrio sinistro del cuore, e che può favorire il passaggio di microemboli nella circolazione generale.
Il Forame Ovale Pervio è molto frequente nella popolazione generale, fino al 25-30%, ed è dovuto alla mancata chiusura entro il primo anno di età della via di comunicazione fetale tra la parte destra e la parte sinistra del cuore: nel feto il sangue ossigenato proveniente dalla placenta arriva al cuore destro e invece che dirigersi ai polmoni passa attraverso il Forame Ovale e raggiunge direttamente il cuore sinistro e l’aorta. Dopo la nascita si attiva la circolazione polmonare e il Forame Ovale gradualmente si chiude. La chiusura a volte non è completa e rimane una comunicazione tra atrio destro e sinistro che generalmente passa inosservata e non è causa di sintomi.

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By Centers for Disease Control and Prevention (Centers for Disease Control and Prevention) [CC0], via Wikimedia Commons
La persistenza del FOP diventa pericolosa solo nel caso in cui si formino emboli nel sistema venoso, in genere a seguito di trombosi venosa alle gambe, e quando si modifica la normale differenza di pressione tra cuore destro e cuore sinistro. In condizioni normali la pressione nella sezione sinistra del cuore è superiore a quella presente a destra e ciò impedisce il passaggio di eventuali emboli nella circolazione generale; ma nelle situazioni in cui aumenta la pressione nei polmoni (per esempio con la tosse o con lo sforzo per defecare) aumenta di riflesso anche la pressione nell’atrio destro del cuore creando le condizioni per un passaggio di sangue dall’atrio destro a quello sinistro attraverso il forame ovale (shunt destro-sinistro).
La presenza di questa anomalia cardiaca può essere evidenziata con due indagini diagnostiche: l’Ecocardiografia Trans-Esofagea e il Doppler transcranico.
La chiusura del Forame Ovale può essere effettuata per via percutanea introducendo nel sistema venoso un catetere che raggiunge il cuore e rilascia un dispositivo (“ombrellino”) adatto a chiudere il foro.
Ma in quali casi è indicata questa procedura? Il FOP quanto è frequente nell’emicrania? E se presente deve essere chiuso o no?
La presenza di FOP è stata implicata nella genesi di alcune forme di ictus in assenza di altri fattori di rischio (ictus criptogenetico) e nell’origine dell’emicrania con aura. Tralasciando l’ictus che rappresenta una patologia diversa, si pensa che nell’emicrania la presenza del Forame Ovale permetta a sostanze vasoattive disciolte nel sangue e normalmente inattivate a livello polmonare, di raggiungere direttamente la circolazione cerebrale scatenando l’attacco di emicrania.
I dati sulla frequenza di FOP nell’emicrania senza aura non si discostano con certezza dalla sua frequenza nella popolazione generale (20-30%). E’ solo nell’emicrania con aura che la frequenza sembra più alta (30-50%) e dopo la sua chiusura è stato descritto un miglioramento dell’emicrania.
E’ stato da poco pubblicato uno studio che cerca di dare una risposta alla domanda se nell’emicrania con aura è utile la chiusura del Forame Ovale per ridurre la cefalea (studio multicentrico PRIMA, Percutaneous Closure of PFO in Migraine with Aura, 2016). Bisogna però sottolineare il fatto che i pazienti inclusi nella studio presentavano sia attacchi di emicrania senza aura, sia attacchi con aura, e che il numero di giorni di emicrania non corrisponde al numero di aure.
La risposta al quesito principale dello studio (end-point primario) è stata negativa: la chiusura del FOP in 40 pazienti con emicrania con aura non ha ridotto il numero di giorni di emicrania. Invece misurando solo i giorni in cui era presente anche l’aura si è vista una riduzione. Questo risultato ci mostra che la chiusura del FOP può ridurre il numero di aure ma non riduce il numero di giorni di mal di testa.
A tutt’oggi quindi, anche se lo studio citato non è conclusivo, si può dire che la chiusura del FOP non è indicata nel trattamento dell’emicrania con aura, considerato che si tratta di una pratica invasiva non priva di effetti collaterali, e che si può ricorrere in alternativa a trattamenti più semplici di natura farmacologica.
Solo se sono presenti altri fattori di rischio vascolare (alterazioni della coagulazione del sangue, assunzione di pillola estro-progestinica, fumo, diabete, ipertensione, dislipidemia) si può valutare l’indicazione alla chiusura del Forame Ovale Pervio non tanto per ridurre l’emicrania ma per ridurre il rischio di ictus cerebrale.

Bibliografia: Eur Heart J (2016) 37, 2029–2036 doi:10.1093/eurheartj/ehw027. Percutaneous closure of patent foramen ovale in migraine with aura, a randomized controlled trial. Heinrich P. Mattle, Stefan Evers, David Hildick-Smith ,Werner J. Becker, Helmut Baumgartner, Jeremy Chataway, Marek Gawel, Hartmut Göbel, Axel Heinze, Eric Horlick, Iqbal Malik, Simon Ray, Adam Zermansky, Oliver Findling, StephanWindecker, and Bernhard Meier


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Il Magnesio per la terapia dell’emicrania

 

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Magnesio

Il magnesio, minerale molto usato nella cura della cefalea, fa parte dei 7 minerali “maggiori” presenti nel corpo umano, cosiddetti perchè il fabbisogno giornaliero supera i 100 mg. La dose giornaliera raccomandata è di 400-420 mg nell’uomo e di 310-360 mg nella donna secondo l’età. Il magnesio è molto importante nel mondo vegetale dove è presente all’interno della clorofilla e permette la fotosintesi cioè il processo attraverso cui le piante assorbono anidride carbonica in presenza di luce e producono il glucosio che nutre la pianta insieme all’ossigeno che viene poi liberato nell’aria.

 

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Il magnesio è presente nella clorofilla e permette la fotosintesi

 

Le principali fonti di magnesio nella dieta dell’uomo sono pertanto rappresentate da crusca di frumento e germe di grano, verdure a foglia verde, frutta secca (mandorle, arachidi, nocciole, pistacchi), legumi, cereali, soia, cioccolato amaro.

 

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Contenuto di magnesio per alimento

Il corpo umano contiene circa 25 grammi di magnesio, per il 99% all’interno delle cellule, è presente soprattutto nelle ossa, nei muscoli e nel cervello. Il magnesio è contenuto in oltre 300 enzimi coinvolti nel metabolismo degli zuccheri, dei lipidi e delle proteine e interviene sia nella produzione di energia a livello dei mitocondri sia nel garantire la stabilità di DNA e RNA. E’ inoltre necessario per i processi di riparazione del DNA e il mantenimento di livelli normali di Sodio, Potassio e Calcio.

Fu il prof. Pierre Delbet a scoprire a Parigi, negli anni della prima guerra mondiale, che il lavaggio con una soluzione di Cloruro di Magnesio facilita la guarigione delle ferite stimolando l’attività dei globuli bianchi; i tessuti irrorati con questa soluzione guariscono più facilmente e non vanno incontro ad infezioni. Delbet definì il fenomeno da lui descritto “citofilassi”. Essendo ancora lontana ai suoi tempi l’era degli antibiotici (la penicillina venne scoperta da Fleming nel 1928) le osservazioni di Delbet permisero di prevenire con maggior successo le sovrainfezioni batteriche delle numerose ferite di guerra. Ben presto le osservazioni di Delbet portarono alla luce altri aspetti dell’azione del Magnesio. Curiosa è la scoperta dell’effetto tonico e anti-astenico: alcune infermiere riferirono al Professore che avevano cominciato a bere una soluzione di Magnesio per vincere la fatica e lo stress lavorativo dopo aver osservato l’effetto positivo ed euforizzante sui malati.

 

Questa osservazione aprì la strada alle successive scoperte sul significato biologico di questo minerale che influenza vari aspetti della salute: il Magnesio non solo potenzia le difese immunitarie ma agisce in modo diffuso nell’organismo. E’ stata chiarita l’importanza del magnesio nel mantenere il normale tono dell’umore e nella prevenzione di molteplici malattie: quelle cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete, l’osteoporosi.

Considerando la sua importanza nei processi metabolici e nel funzionamento del sistema nervoso e vascolare, non stupisce che si sia dimostrato utile anche nella terapia dell’emicrania. Il magnesio è il trattamento per l’emicrania che più si avvicina a una terapia ideale nello stesso tempo efficace, priva di rischi e di effetti collaterali, sicura in gravidanza e poco costosa. Questo è il motivo per cui è stato proposto come trattamento a cui si dovrebbero sottoporre tutti i pazienti con emicrania (1). Il magnesio viene spesso utilizzato sotto forma di compresse di ossido di magnesio alla dose ben tollerata di 400 mg al giorno. Gli effetti collaterali più frequenti sono i crampi addominali e la diarrea, trattabili riducendo il dosaggio. La diarrea è un meccanismo di difesa che previene l’insorgenza della tossicità del magnesio che può manifestarsi con debolezza muscolare, insufficienza cardiaca e respiratoria. Dal momento che l’eliminazione del magnesio avviene attraverso i reni, i pazienti con patologia renale presentano un rischio maggiore di tossicità. Il magnesio per via orale è classificato come sicuro in gravidanza fino alla dose di 400 mg al giorno e pertanto si può utilizzare come trattamento antiemicranico preventivo in giovani donne che desiderano la gravidanza.

Come si spiega l’effetto positivo del magnesio nell’emicrania? Il magnesio è coinvolto nella “cortical spreading depression” dell’aura emicranica, nella liberazione dei neurotrasmettitori, nell’aggregazione piastrinica e nella vasocostrizione, tutti fenomeni importanti nello sviluppo dell’attacco emicranico. La carenza di magnesio provoca inoltre la sintesi e il rilascio della sostanza P che agisce sulle fibre nervose sensitive producendo dolore.

Solo il 2% del magnesio corporeo si trova nel sangue e il valore complessivo di magnesio plasmatico può essere normale nell’emicrania. Nel 50% degli emicranici risulta però ridotta la quota di magnesio in forma ionizzata (Mg ++) che è quella biologicamente attiva, in grado di influenzare il tono vascolare e le funzioni di molti neurotrasmettitori, per prima la serotonina. E’ dimostrato che una parte dei soggetti emicranici presenta una carenza di magnesio, o almeno della sua forma attiva ionizzata, ed è stata evidenziata una carenza di magnesio nei soggetti emicranici tra una crisi e l’altra (2). Sono numerosi gli studi che dimostrano l’efficacia della terapia preventiva con magnesio nel ridurre il numero e l’intensità degli attacchi soprattutto in alcuni tipi di emicrania come l’emicrania mestruale (3), l’emicrania con aura e l’emicrania dell’infanzia. Data l’ottima tollerabilità del magnesio questo minerale dovrebbe essere il trattamento di prima scelta nei bambini e nelle donne che desiderano la gravidanza. Buoni risultati si ottengono anche in acuto in Pronto Soccorso con il solfato di magnesio somministrato in infusione endovenosa negli attacchi di emicrania più intensi: uno studio dimostra la completa scomparsa del dolore 15 minuti dopo l’infusione di 1 grammo di solfato di magnesio nell’80% dei pazienti (4).

Autore: Dr. Domenico Piazza

(1) Why all migraine patients should be treated with magnesium; Mauskop A, Varughese J; J Neural Transm. 2012 May; 119 (5); 575-9.

(2) Talebi M, Savadi-Oskouei D, Farhoudi M, et al. Relation between serum magnesium level and migraine attacks. Neurosciences (Riyadh). 2011;16(4):320-323.

(3) Mauskop A, Altura BT, Altura BM. Serum ionized magnesium levels and serum ionized calcium/ionized magnesium ratios in women with menstrual migraine. Headache. 2002;42(4):242-248.

(4) Intravenous magnesium sulfate rapidly alleviates headaches of various types; Mauskop A, Altura BT, Cracco RQ, Altura BM; Headache 1996 Mar;36(3):154-60.

 


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Farmaci e terapie complementari per l’emicrania, linee guida 2012

Una visita per cefalea presso un medico specialista o un Centro Cefalee ha lo scopo di individuare qual’è il  tipo di mal di testa di cui si soffre (è un’emicrania, una cefalea tensiva o una cefalea a grappolo?) In base alla diagnosi vengono fornite le indicazioni terapeutiche per controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

In questa pagina viene considerata la terapia preventiva dell’emicrania, quindi non come viene curato il singolo attacco emicranico, ma come si previene l’emicrania riducendo la frequenza complessiva degli attacchi. La terapia preventiva è consigliata soprattutto a chi presenta molti attacchi, ma secondo l’American Headache Society  di fronte a un 38% di emicranici potenziali candidati alla prevenzione solo una minima parte intraprende questo tipo di terapia.

Quando viene formulata la diagnosi di emicrania (con aura / senza aura) devono essere prescritti farmaci per i quali sia stata dimostrata scientificamente l’efficacia nella prevenzione dell’emicrania. Vediamo allora quali sono le indicazioni in tal senso secondo le ultime linee-guida dell’American Headache Society del 2012. Sono messi tra parentesi i farmaci non presenti in Italia.

Farmaci di provata efficacia nella  prevenzione dell’emicrania (livello di raccomandazione A: cioè elevata efficacia supportata da una notevole significatività statistica)

1) β-bloccanti: propranololo, metoprololo, timololo

2) antiepilettici: valproato di sodio, topiramato, (divalproex sodico): possono essere di prima scelta nelle forme con attacchi molto frequenti e nelle emicranie croniche; bisogna ricordare che il valproato può sia indurre malformazioni sia ostacolare lo sviluppo cognitivo nel feto se assunto durante la gravidanza, specialmente nel primo trimestre quando è più facile che la donna non sappia di essere incinta; per questo motivo dovrebbe essere usato solo se necessario e sempre abbinato a un metodo contraccettivo valido; il topiramato è stato associato ad aumento del rischio di schisi orale nei neonati esposti durante il primo trimestre di gravidanza. Ricordo anche che un recente studio di confronto ha stabilito che una regolare attività fisica  risulta essere efficace quanto il topiramato nel prevenire l’emicrania (vedere il post su attività fisica e prevenzione dell’emicrania)

3) triptani per la prevenzione intermittente dell’emicrania mestruale: frovatriptan

4) aggiungo il calcio-antagonista flunarizina presente in Italia e non presente nel mercato USA, tra i farmaci di provata efficacia.

Farmaci con probabile efficacia (livello di raccomandazione B):

1) β-bloccanti: atenololo, nadololo

2) antidepressivi : amitriptilina  (è efficace contro l’emicrania a dosi molto più basse di quelle necessarie per la terapia antidepressiva), venlafaxina

Nello studio citato (Bulut S, Berilgen M, Baran A, et al. Venlafaxine versus amitriptyline in the prophylactic treatment of migraine: randomized, double-blind, crossover study. Clin Neurol Neurosurg. 2004;107:44–48)  gli antidepressivi amitriptilina e venlafaxina sono ugualmente efficaci nella prevenzione dell’emicrania e la venlafaxina risulta meglio tollerata.

3) triptani per la prevenzione intermittente dell’emicrania mestruale:  zolmitriptan  (naratriptan)

Considerando che spesso a chi soffre di emicrania vengono suggeriti trattamenti alternativi non farmacologici, che includono prodotti a base di erbe o fitoterapici, integratori quali i sali minerali, vitamine e quant’altro, considero utile riprendere le conclusioni dell’American Headache Society su questo argomento. 

Le linee-guida citate considerano come terapia di  provata efficacia solo la seguente:

1) ( il Petasites  hybridus  o Butterbur, cioè la radice della pianta detta farfaraccio, non in commercio in Italia nella formulazione testata negli studi clinici. Gli estratti di farfaraccio possono ridurre la frequenza dell’emicrania fino al 60%, ma è importante che nel processo di estrazione vengano rimossi gli alcaloidi pirrolozidinici che sono tossici per il fegato e  sono genotossici e cancerogeni; per questo motivo sono sconsigliati gli estratti non titolati, l’uso in gravidanza e allattamento, e l’uso prolungato).

Sono invece considerate terapie con probabile efficacia le seguenti:

1) magnesio

2) riboflavina (vitamina B2)

Nell’emicrania è stata evidenziato un aumento dell’eccitabilità cerebrale tra un attacco e l’altro. Questo può essere causato da una carenza di magnesio, che si corregge con l’integrazione di magnesio attraverso la dieta o l’assunzione di composti di magnesio, o da una disfunzione dei mitocondri  che producono meno energia e sono aiutati dalla somministrazione di vitamina B2.

3) MIG-99, un estratto di Feverfew  o Tanacetum parthenium

Altri farmaci presenti in Italia presentano nelle nostre linee-guida un livello di  raccomandazione più basso per es. cinnarizina, diidroergotamina a rilascio prolungato.

Per altri farmaci invece sono insufficienti e contrastanti le prove  sull’ efficacia nella prevenzione dell’emicrania: in particolare per alcuni antidepressivi inibitori selettivi del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI) come paroxetina, escitalopram, fluvoxamina, fluoxetina e sertralina. Bisogna anche ricordare che i farmaci SSRI e SNRI possono interferire con i triptani usati nella terapia dell’attacco emicranico e provocare la pericolosa sindrome serotoninergica.

Chi vuole approfondire l’argomento può consultare il link seguente:

http://www.americanheadachesociety.org/new_guidelines_treatments_can_help_prevent_migraine/


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Terapia dell’acqua e del freddo nella cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo con il suo intenso dolore orbitario e alla tempia, associato ad arrossamento e lacrimazione dell’occhio, può essere inquadrata nella medicina tradizionale cinese come espressione del Fuoco del Fegato. Il Fegato è l’organo che assicura la circolazione dell’energia (Qi) e le sue patologie si esprimono con un ristagno o stasi del Qi: la stasi genera a sua volta calore, il calore quando raggiunge il massimo si trasforma in Fuoco, che divampa verso l’alto e raggiunge la testa e l’occhio.

Non stupisce pertanto che empiricamente si sia scoperto che l’acqua e il freddo esercitano in alcuni casi un effetto positivo sulla cefalea a grappolo. Si trova menzione di questa terapia nel sito dei pazienti che soffrono di cefalea a grappolo (Organization for Understanding Cluster Headaches, O.U.C.H.; consultare http://www.clusterheadaches.com/water.html; http://www.grappolaiuto.it/)

Questa terapia è molto semplice e consiste nel bere un bicchiere d’acqua ogni mezz’ora o ogni ora durante tutta la giornata da quando si manifesta il grappolo. Il trattamento non funziona sempre, ma in qualche caso produce risultati strabilianti con la scomparsa degli attacchi nel giro di pochi giorni. Possono residuare sensazioni di attacco imminente (shadow) e anche queste si estinguono bevendo un bicchiere d’acqua. Pare che scompaiano del tutto gli attacchi notturni.

Il metodo non è standardizzato, alcuni riferiscono la risposta migliore con acqua a basso contenuto di sodio (soluzione ipotonica) altri con bevande sportive isotoniche tipo Gatorade che contengono diversi sali minerali in soluzione; alcuni sottolineano che la temperatura dell’acqua deve essere fredda, di frigorifero, altri non mettono indicazioni sulla temperatura.

Per quanto riguarda i rapporti tra disidratazione ed emicrania esiste un altro articolo su questo blog che evidenzia l’importanza di bere una quantità sufficiente di acqua per prevenire gli attacchi di emicrania; inoltre viene descritto come anche alcuni pazienti emicranici riescono a interrompere i loro attacchi con bevande reidratanti.

E’ importante sapere che anche attacchi di dolore intenso come quello della cefalea a grappolo rispondono a un trattamento così semplice, e possono quindi essere controllati senza l’utilizzo di farmaci.

In genere si pensa che più il dolore è forte, più siano necessari farmaci potenti. La risposta della cefalea a grappolo all’acqua dimostra che anche dolori di intensità massima possono scomparire senza alcun farmaco, anche se sono pochi i fortunati che hanno descritto questa esperienza.

Che relazione ci può essere tra acqua e dolore? Il nesso più evidente è a livello dell’ipotalamo che da tempo è indicato come la struttura dove origina la cefalea a grappolo. Nell’ipotalamo si trovano anche i recettori (osmocettori) che controllano lo stato di idratazione dell’organismo e regolano la secrezione di un ormone (la vasopressina) che trattiene l’acqua a livello renale e riduce la diuresi. La vasopressina è però coinvolta anche nella modulazione del dolore.

Negli attacchi di cefalea a grappolo è stato descritto un aumento della secrezione di vasopressina. Quando si beve molto al contrario si riduce la secrezione di vasopressina e aumenta la diuresi. E’ quindi possibile che il semplice aumento dell’idratazione vada a interferire con la secrezione di questo ormone così importante nella percezione del dolore.

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Terapia delle cefalee, agopuntura, magnesio, farmaci

Si distinguono due tipi di terapia nelle cefalee primarie:

1) terapia sintomatica, cioè i farmaci che si utilizzano durante un attacco per controllare il dolore e gli altri sintomi; questi farmaci non hanno nessun effetto nella prevenzione di ulteriori attacchi

2) terapia preventiva, che serve invece a prevenire la comparsa degli attacchi di mal di testa nel tempo

Qui ci interessa parlare della terapia preventiva, per capire quando è indicata e quali vantaggi comporta. La terapia  preventiva cura la predisposizione a soffrire di mal di testa, rendendoci quindi più resistenti ai fattori che lo provocano. Una terapia preventiva ben condotta riduce in modo sostanziale il numero degli attacchi, in qualche caso il mal di testa scompare per un periodo più o meno lungo, e quando ricompare in genere è meno forte. Non è un obiettivo realistico aspettarsi la scomparsa definitiva del mal di testa con le terapie esistenti, però si può verificare una guarigione spontanea, più facilmente dopo la menopausa nella donna o comunque in età avanzata.

Classificando le misure preventive secondo un ordine progressivo troviamo:

– al primo posto uno stile di vita sano (vedi il post sullo stile di vita): senza questo le terapie successive possono essere inutili

-terapie non farmacologiche: per esempio l’agopuntura (esistono evidenze scientifiche sull’efficacia dell’agopuntura nella prevenzione sia dell’emicrania sia della cefalea tensiva)

-sali di magnesio o dieta ricca di magnesio: l’efficacia del magnesio nella prevenzione dell’emicrania si basa sull’esistenza di una carenza di questo minerale in molti emicranici

-infine i farmaci veri e propri (che andrebbero usati secondo una scala che privilegia quelli con meno effetti collaterali)

Quando è necessaria la terapia preventiva? Il principale parametro da considerare è la frequenza del mal di testa. Se gli attacchi sono frequenti, (almeno 1 alla settimana, oppure 4-5 giorni al mese in totale) e contemporaneamente l’intensità è così elevata da impedire le normali attività, ma soprattutto se si è costretti ad assumere ogni volta degli analgesici, allora è indicata la terapia preventiva.

Questo perchè i farmaci utilizzati nella profilassi hanno un rapporto rischio/beneficio migliore rispetto agli analgesici. Ancora più vantaggioso è l’impiego della profilassi non farmacologica (corretto stile di vita, sali di magnesio, agopuntura) perchè qui sono quasi nulli i rischi.

La durata delle terapie farmacologiche preventive può variare da 3 a 6 mesi; il miglioramento avviene gradualmente ma si osserva in genere già nei primi mesi e se dopo i primi 3 mesi non si è visto nulla può essere utile cambiare farmaco. La terapia preventiva ideale è a cicli, non continua. Dopo un primo ciclo di 3-6 mesi se il mal di testa è migliorato in modo apprezzabile, la terapia deve essere sospesa per vedere quanto dura l’effetto. In genere persiste anche dopo la sospensione e non è prevedibile a priori la sua durata. Di conseguenza chi si sottopone a una terapia farmacologica preventiva di durata superiore rischia di avere più effetti collaterali senza un maggiore beneficio. Solo in alcuni casi sono richieste terapie più prolungate.

Il principale vantaggio che offre la terapia preventiva è che riducendo il mal di testa aiuta a ridurre  l’uso degli analgesici che sono il principale fattore di rischio per la salute di chi soffre di mal di testa. I principali imputati di effetti collaterali dannosi sono i farmaci antiinfiammatori non steroidei (cosiddetti FANS) che vengono reclamizzati per il mal di testa anche in televisione, con una voce frettolosa che alla fine del messaggio pubblicitario avverte “è un medicinale, può avere effetti indesiderati anche gravi, leggere attentamente il foglietto illustrativo, se il sintomo persiste consultare il medico”.

I casi più drammatici sono quelli in cui non è mai stata fatta una terapia preventiva e si è cercato di contrastare il mal di testa con il solo uso di analgesici: oltre ai danni tipici a carico di stomaco, fegato, reni, la cefalea diventa cronica e compare quella che viene definita “cefalea cronica da abuso di farmaci”, distinta in sottotipi in base al tipo di abuso ( di ergotamina, triptani, analgesici, FANS, oppioidi, o farmaci di combinazione come molti prodotti da banco). Quando si è sviluppata una cefalea da abuso di farmaci si è arrivati a una fase in cui si devono affrontare tre problemi insieme: mal di testa cronico, i danni provocati dai farmaci, la dipendenza dai farmaci stessi con necessità di disintossicazione e superamento della dipendenza fisica e psicologica.

Non si ripeterà mai a sufficienza che la vera terapia delle cefalee primarie è quella preventiva. Solo chi ha uno o due attacchi al mese non particolarmente disabilitanti può cavarsela con un semplice analgesico.

Consigli in sintesi:

  • sentire il parere del medico
  • evitare l’autoprescrizione di medicinali, non seguire le pubblicità
  • dare la precedenza alle terapie preventive
  • utilizzare farmaci preventivi di efficacia documentata, che sono: alcuni β-bloccanti (propranololo, metoprololo, atenololo); il calcio-antagonista flunarizina; l’antidepressivo triciclico amitriptilina; i due antiepilettici valproato di sodio e topiramato
  • non hanno indicazione nel trattamento preventivo dell’emicrania gli antidepressivi SSRI: paroxetina, sertralina, citalopram ecc.


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Rimedi popolari per l’emicrania: caffè e limone

Un rimedio che molte persone trovano efficace per combattere l’emicrania è una tazzina di caffè amaro con un cucchiaio di succo di limone.

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Caffè e limone

L’utilità di questo semplice rimedio mi è stata raccontata da diversi pazienti.

Su quale principio si basa? E’ noto che la caffeina contenuta nel caffè ha un effetto vasocostrittore e quindi contrasta la vasodilatazione presente nell’emicrania; è questo il motivo per cui esistono prodotti farmaceutici contro l’emicrania che hanno fra i loro costituenti anche la caffeina.

Ma esaminiamo l’effetto dell’abbinamento caffè-limone dal punto di vista della medicina cinese. Nella dietetica cinese gli alimenti si distinguono per la loro natura (calda, tiepida, neutra, fresca, fredda) e per il loro sapore (acido, amaro, dolce, piccante, salato) I chicchi di caffè hanno sapore amaro e la natura fredda viene trasformata in calda con la torrefazione; il limone ha natura fresca e sapore acido.

Secondo la medicina cinese il caffè risolve la stasi di Qi del Fegato, che è considerata una delle principali cause di emicrania. Liberando l’energia che ristagna nel fegato provoca un forte effetto energizzante fisico e mentale. Inoltre agisce sulla Vescica Biliare (colecisti) facilitando il flusso della bile; in questo modo protegge dalla formazione di calcoli e combatte la stitichezza. Il sapore amaro si correla in medicina cinese all’effetto disintossicante del caffè che stimola la produzione di bile ed è diuretico (eliminazione di sostanze tossiche attraverso la via biliare e renale). Oltre al sapore amaro c’è nel caffè un sottofondo dolce, evidenziato dalla facilità con cui piccole quantità di zucchero lo rendono dolce, cosa impossibile con altre erbe amare. La natura dolce ha un effetto tonificante sulla digestione e assimilazione dei cibi (tonico della Milza in medicina cinese).

Questi sono gli effetti benefici del caffè secondo la medicina cinese quando il consumo è moderato, compreso tra 1 e 3 tazzine al giorno.

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Il limone di natura fredda mitiga il calore del caffè e con il suo sapore acido agisce sul Fegato e sulla Vescica Biliare e dirige il Qi verso il basso opponendosi così alla salita dello yang del Fegato verso l’alto che causa cefalea. La combinazione caffè e limone è quindi giustificata dal punto di vista della medicina cinese in tutti i casi in cui è presente una disarmonia del Fegato, includendo in primo luogo tutte le cause emozionali che sul piano energetico colpiscono il Fegato.

Vi sono poi persone che gradiscono molto il succo di limone. Anche in questo caso ci può essere una relazione con il mal di testa. In omeopatia uno dei rimedi principali per l’emicrania è “Belladonna”, un rimedio che presenta molti sintomi di congestione alla testa con dolore violento, pulsante, e calore del viso e della testa. I soggetti che rispondono bene al rimedio Belladonna presentano anche il desiderio di limone.

C’è quindi una notevole corrispondenza tra il quadro descritto dalla medicina cinese di salita verso l’alto dello yang del Fegato alleviata dall’assunzione di limone, e il quadro omeopatico di Belladonna con forti attacchi di emicrania e desiderio spontaneo di limone.

Si ricorda per completezza la principale controindicazione di caffè e limone: iperacidità gastrica e ulcera gastro-duodenale.

E’ utile osservare anche cose apparentemente banali ma che rendono unico il nostro mal di testa: abbiamo sete o no durante un attacco? beviamo poca o tanta acqua? c’è un desiderio particolare di caffè o di acqua e limone? Vedi anche i post su emicrania e magnesio e su emicrania e disidratazione.

Autore: Domenico Piazza