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Ricerca scientifica e medicina tradizionale nelle cefalee


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Qual’è la causa dell’emicrania? Emicrania e ereditarietà

L’emicrania è il tipo più frequente di mal di testa e colpisce circa il 25% delle donne e l’8% degli uomini; una delle domande che vengono rivolte più spesso al medico è “l’emicrania è ereditaria?”. L’emicrania è una malattia genetica complessa nel senso che predisposizione genetica e ambiente cooperano al suo sviluppo. Esistono delle mutazioni genetiche che facilitano la comparsa dell’emicrania e probabilemente non si tratta di un solo gene, ma di più geni trasmessi contemporaneamente. Anche in presenza di questi geni è possibile che l’emicrania non si manifesti e che compaia solo  quando sono presenti anche fattori ambientali come lo stress o fattori ormonali. Potremmo immaginare due gemelli con la stessa predisposizione genetica all’emicrania, uno di sesso femminile che vive a Milano e fa un lavoro stressante (mamma lavoratrice), che diventerà sicuramente preda di feroci attacchi di emicrania, e un altro di sesso maschile che ha scelto di vivere ai Caraibi come addetto in una tranquilla struttura turistica e che per tutta la vità non conoscerà mai il mal di testa.

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Esiste una predisposizione familiare all’emicrania e ciò significa che chi soffre di emicrania facilmente ha qualche consanguineo che presenta lo stesso problema. Analizzando il rapporto genitori-figli possiamo dire che se un genitore è emicranico esiste il 40% di probabilità che anche il figlio lo sia, mentre se entrambi i genitori soffrono di emicrania la percentuale sale al 90%.

Il fatto che la predisposizione emicranica sia più frequente all’interno di certe famiglie dipende dal ruolo  che possono avere i geni nello sviluppo di questa patologia, anche se finora sono stati identificati soltanto i geni che causano alcune forme rare di emicrania come l’emicrania emiplegica famigliare.

La mutazione del gene codificante il canale del calcio sul cromosoma 19 interferisce con la secrezione di Serotonina (5-HT) nel mesencefalo. La disfunzione di questi canali potrebbe pertanto alterare i livelli di serotonina e predisporre i pazienti all’emicrania o disattivare i meccanismi di controllo del dolore.

Qual’è la causa dell’emicrania?

La prima teoria sull’origine dell’emicrania è stata quella vascolare che supponeva l’esistenza di un’alterazione della vasoregolazione delle arterie cerebrali con una prima fase di vasocostrizione a cui corrisponde l’aura emicranica e una fase successiva di vasodilatazione, caratterizzata dal dolore.

Negli ultimi anni, con l’aiuto delle tecniche che permettono di visualizzare l’attività del cervello, si è dimostrato che nel corso dell’attacco emicranico si modifica l’attività delle cellule nervose in alcune zone cerebrali mentre i fenomeni vascolari sono secondari.

Questo è evidente soprattutto nell’aura emicranica quando nella corteccia del lobo occipitale, responsabile della percezione visiva, le cellule nervose inizialmente si depolarizzano e poi si deprimono; lentamente questo stato di ipoattività dei neuroni si allarga alle zone cerebrali circostanti, causando le alterazioni visive proprie dell’aura emicranica. Per effetto del  “black-out” delle cellule nervose si verifica una riduzione del flusso di sangue nelle zone di corteccia cerebrale interessata.

Spesso i pazienti riferiscono la presenza di dolore al capo irradiato alla regione cervicale o viceversa; questa associazione è spiegata dal coinvolgimento nell’attacco emicranico delle fibre del nervo trigemino che convergono con le fibre delle prime due radici cervicali a formare il complesso trigemino-cervicale. Durante l’attacco di emicrania si suppone l’attivazione del nucleo trigeminale, insieme ad altri nuclei del sistema nervoso centrale.


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Che cos’è l’emicrania?

Che cos’è l’emicrania?

L’emicrania non è una semplice cefalea ma un evento che causa un’ampia varietà di sintomi oltre al dolore: il paziente può riferire dolore alla testa accompagnato da nausea, vomito, giramenti di testa, debolezza, fastidio per la luce e i rumori, difficoltà a sopportare gli odori e talora anche i profumi.

Il dolore può essere limitato a qualche zona della testa ma altre volte si estende a parti del viso o arriva al collo.

La variabilità dei sintomi è tale che è difficile trovare due pazienti con sintomi identici e a volte lo stesso paziente presenta sintomi diversi tra un attacco e l’altro.

Vi sono però alcuni elementi che possono indirizzarci più facilmente verso la diagnosi di emicrania e che emergono con le seguenti domande:

  • il mal di testa interferisce con le normali attività quotidiane, con il lavoro o le attività di svago?
  • è presente ipersensibilità alla luce, ai rumori o agli odori?

  • è presente nausea insieme al mal di testa?

  • il mal di testa è alleviato dal sonno?

  • altri familiari soffrono o hanno sofferto di mal di testa?

  • se sei una donna, il mal di testa si presenta anche in concomitanza del flusso mestruale?

Se la risposta a una o più di queste domande è affermativa allora è probabile che il nostro mal di testa sia un’emicrania.

 

Ho più di un tipo di mal di testa: è sempre emicrania? può essere una cefalea da sinusite?

Comunemente chi soffre di emicrania non ha sempre lo stesso tipo di dolore: a volte il dolore può essere sopportabile e a volte più intenso fino a diventare completamente disabilitante. Generalmente si tratta sempre di emicrania ma con un’espressione diversa: l’esempio più tipico nelle donne è quello di chi soffre di attacchi particolarmente intensi nella fase premestruale o mestruale, accompagnati da nausea e vomito, e attacchi più leggeri negli altri periodi del ciclo.

Entrambi i tipi possono scomparire con la terapia antiemicranica indipendentemente dalla loro intensità.

Spesso chi si rivolge al medico pensa che il mal di testa sia provocato dalla sinusite. Il motivo di questo sospetto è che ha notato una coincidenza tra mal di testa e cambiamenti di tempo, oppure perchè assumendo antinfiammatori nota un miglioramento.

In realtà anche l’emicrania può essere scatenata da cambiamenti climatici come le variazioni di temperatura, un particolare tipo di clima, oppure nelle giornate ventose. Inoltre anche l’attacco emicranico viene curato con l’assunzione dei farmaci antinfiammatori.

La sinusite deve essere esclusa nel corso della visita, ma ricordiamo che mentre l’emicrania è estremamente frequente (25% delle donne e 8% degli uomini), la sinusite come causa di cefalea è un evento raro.

 


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Farmaci e terapie complementari per l’emicrania, linee guida 2012

Una visita per cefalea presso un medico specialista o un Centro Cefalee ha lo scopo di individuare qual’è il  tipo di mal di testa di cui si soffre (è un’emicrania, una cefalea tensiva o una cefalea a grappolo?) In base alla diagnosi vengono fornite le indicazioni terapeutiche per controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

In questa pagina viene considerata la terapia preventiva dell’emicrania, quindi non come viene curato il singolo attacco emicranico, ma come si previene l’emicrania riducendo la frequenza complessiva degli attacchi. La terapia preventiva è consigliata soprattutto a chi presenta molti attacchi, ma secondo l’American Headache Society  di fronte a un 38% di emicranici potenziali candidati alla prevenzione solo una minima parte intraprende questo tipo di terapia.

Quando viene formulata la diagnosi di emicrania (con aura / senza aura) devono essere prescritti farmaci per i quali sia stata dimostrata scientificamente l’efficacia nella prevenzione dell’emicrania. Vediamo allora quali sono le indicazioni in tal senso secondo le ultime linee-guida dell’American Headache Society del 2012. Sono messi tra parentesi i farmaci non presenti in Italia.

Farmaci di provata efficacia nella  prevenzione dell’emicrania (livello di raccomandazione A: cioè elevata efficacia supportata da una notevole significatività statistica)

1) β-bloccanti: propranololo, metoprololo, timololo

2) antiepilettici: valproato di sodio, topiramato, (divalproex sodico): possono essere di prima scelta nelle forme con attacchi molto frequenti e nelle emicranie croniche; bisogna ricordare che il valproato può sia indurre malformazioni sia ostacolare lo sviluppo cognitivo nel feto se assunto durante la gravidanza, specialmente nel primo trimestre quando è più facile che la donna non sappia di essere incinta; per questo motivo dovrebbe essere usato solo se necessario e sempre abbinato a un metodo contraccettivo valido; il topiramato è stato associato ad aumento del rischio di schisi orale nei neonati esposti durante il primo trimestre di gravidanza. Ricordo anche che un recente studio di confronto ha stabilito che una regolare attività fisica  risulta essere efficace quanto il topiramato nel prevenire l’emicrania (vedere il post su attività fisica e prevenzione dell’emicrania)

3) triptani per la prevenzione intermittente dell’emicrania mestruale: frovatriptan

4) aggiungo il calcio-antagonista flunarizina presente in Italia e non presente nel mercato USA, tra i farmaci di provata efficacia.

Farmaci con probabile efficacia (livello di raccomandazione B):

1) β-bloccanti: atenololo, nadololo

2) antidepressivi : amitriptilina  (è efficace contro l’emicrania a dosi molto più basse di quelle necessarie per la terapia antidepressiva), venlafaxina

Nello studio citato (Bulut S, Berilgen M, Baran A, et al. Venlafaxine versus amitriptyline in the prophylactic treatment of migraine: randomized, double-blind, crossover study. Clin Neurol Neurosurg. 2004;107:44–48)  gli antidepressivi amitriptilina e venlafaxina sono ugualmente efficaci nella prevenzione dell’emicrania e la venlafaxina risulta meglio tollerata.

3) triptani per la prevenzione intermittente dell’emicrania mestruale:  zolmitriptan  (naratriptan)

Considerando che spesso a chi soffre di emicrania vengono suggeriti trattamenti alternativi non farmacologici, che includono prodotti a base di erbe o fitoterapici, integratori quali i sali minerali, vitamine e quant’altro, considero utile riprendere le conclusioni dell’American Headache Society su questo argomento. 

Le linee-guida citate considerano come terapia di  provata efficacia solo la seguente:

1) ( il Petasites  hybridus  o Butterbur, cioè la radice della pianta detta farfaraccio, non in commercio in Italia nella formulazione testata negli studi clinici. Gli estratti di farfaraccio possono ridurre la frequenza dell’emicrania fino al 60%, ma è importante che nel processo di estrazione vengano rimossi gli alcaloidi pirrolozidinici che sono tossici per il fegato e  sono genotossici e cancerogeni; per questo motivo sono sconsigliati gli estratti non titolati, l’uso in gravidanza e allattamento, e l’uso prolungato).

Sono invece considerate terapie con probabile efficacia le seguenti:

1) magnesio

2) riboflavina (vitamina B2)

Nell’emicrania è stata evidenziato un aumento dell’eccitabilità cerebrale tra un attacco e l’altro. Questo può essere causato da una carenza di magnesio, che si corregge con l’integrazione di magnesio attraverso la dieta o l’assunzione di composti di magnesio, o da una disfunzione dei mitocondri  che producono meno energia e sono aiutati dalla somministrazione di vitamina B2.

3) MIG-99, un estratto di Feverfew  o Tanacetum parthenium

Altri farmaci presenti in Italia presentano nelle nostre linee-guida un livello di  raccomandazione più basso per es. cinnarizina, diidroergotamina a rilascio prolungato.

Per altri farmaci invece sono insufficienti e contrastanti le prove  sull’ efficacia nella prevenzione dell’emicrania: in particolare per alcuni antidepressivi inibitori selettivi del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI) come paroxetina, escitalopram, fluvoxamina, fluoxetina e sertralina. Bisogna anche ricordare che i farmaci SSRI e SNRI possono interferire con i triptani usati nella terapia dell’attacco emicranico e provocare la pericolosa sindrome serotoninergica.

Chi vuole approfondire l’argomento può consultare il link seguente:

http://www.americanheadachesociety.org/new_guidelines_treatments_can_help_prevent_migraine/


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Attività fisica e emicrania; lo sport previene il mal di testa?

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La vita sedentaria è ritenuta una delle cause principali di malattia nel mondo occidentale ed è ormai dimostrata l’utilità dell’attività fisica nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari e dismetaboliche. Finora però mancavano dati sui rapporti tra attività fisica ed emicrania: si riteneva che gli strumenti più utili per la prevenzione degli attacchi emicranici nel medio-lungo periodo fossero i farmaci preventivi (flunarizina, propranololo, amitriptilina, alcuni antiepilettici come valproato di sodio e topiramato, ecc).

Ultimamente sono comparsi i primi studi che indicano un miglioramento dell’emicrania con l’attività fisica: con un regolare allenamento fisico si ottiene un miglioramento equivalente a quello indotto dai farmaci, con il vantaggio che si evitano effetti collaterali e le prestazioni fisiche risultano migliorate.

Un primo piccolo studio (Darabaneanu, et al. (2011) Aerobic exercise as a therapy option for migraine: A pilot study. International Journal of Sports Medicine, 32(6):455-60) condotto all’Università di Kiel in Germania ha evidenziato un netto miglioramento dell’emicrania nel corso di 10 settimane di jogging, con 3 sedute settimanali.

Un secondo studio condotto presso l’Università di Goteborg in Svezia ha dimostrato che l’allenamento fisico ha la stessa efficacia nel prevenire l’emicrania del farmaco di profilassi topiramato e delle tecniche di rilassamento (E. Varkey, et al. (2011). Exercise as migraine prophylaxis: A randomized study using relaxation and topiramate as controls. Cephalalgia, 31(14):1428-38.)

I ricercatori svedesi hanno studiato 91 soggetti emicranici e di questi 30 hanno svolto un programma di allenamento aerobico con cyclette in piccoli gruppi sotto la guida in un istruttore, 30 hanno effettuato attività di rilassamento individuale guidata, 31 hanno effettuato profilassi farmacologica con topiramato. L’allenamento con cylette per 40 minuti tre volte alla settimana ha ridotto l’emicrania nella stessa proporzione del topiramato e del rilassamento muscolare. Mentre con il topiramato venivano riferiti effetti collaterali nel 33% dei casi, nessun effetto collaterale è stato riportato negli altri gruppi.

E’ in programma un altro studio sugli effetti dell’attività fisica aerobica moderata rispetto alle tecniche di rilassamento al Centro Cefalee dell’Università di Essen in Germania.

Non è noto il meccanismo con cui lo sport fa bene all’emicrania anche se può dipendere dall’aumento di β-endorfina. Si sa infatti che gli emicranici hanno livelli più bassi di questo peptide oppioide nel liquor (il liquido in cui è immerso il cervello) e che l’attività fisica ne aumenta la produzione.

Il consiglio per chi soffre di emicranie frequenti e non fa sport è quindi di iniziare una regolare attività fisica aerobica, moderata, più volte alla settimana (almeno 3 volte), della durata di 30-40 minuti per volta.

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Bisogna però fare attenzione quando si fa attività fisica a bere a sufficienza perchè la disidratazione facilita l’insorgenza dell’emicrania.

Nel corso delle settimane è utile annotare la frequenza degli attacchi emicranici per verificarne l’andamento: se l’attività fisica riduce gli attacchi di emicrania molto probabilmente si potranno evitare altre terapie.

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Coffee with lemon juice: a natural remedy for migraine.

Many people find effective a natural home remedy against migraine: a cup of coffee, without sugar and with a bit of lemon juice.

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Coffee, from Enhlin/stock-up/27049

 

Usefulness of such a simple remedy is frequently referred in Italy.

On what principle does it work?

It is well known that caffeine contained in coffee beverages has vasoconstrictive properties, thus counteracting the migraine  vasodilatation; this is the reason for the existence of caffeine-containing  analgesics.

Let us consider the effect of adding lemon to coffee according to traditional Chinese medicine dietetics.

In Chinese dietetics food  is classified according to five natures (hot, warm, neutral, cool, cold) and five tastes (sour, bitter, sweet, pungent, salty).

Coffee beans have bitter taste and cool nature, acquiring warm nature after being roasted; lemon has sour taste and cool nature.

Coffee relieves Liver Qi (energy) stagnation, one of the most common causes of migraine. Releasing the energy stucked in liver a strong sense of mental and physical vitality is experienced.

Furthermore coffee purges the gallbladder easing bile flow: this is part of the qi-dispersing action and prevents formation of gallstones and alleviates constipation.

Bitter taste in Chinese dietetics is related to detoxifying effect of coffee, which promotes bile flow and has diuretic properties (cleansing toxins from body trough the liver and renal system).

Apart  from bitterness coffee has a sweet background, since a small amount of sugar easily makes it sweet, differently from other bitter foods. The sweet flavour has tonifying effect on digestion and assimilation of food ( tonification of Spleen in Chinese medicine).

These are the beneficial effects of moderate intake of coffee, between one and three cups a day, according to Traditional Chinese Medicine.

Lemon with its cool nature lessens the warmth of coffee; moreover the sour taste of lemon acting on Liver and Gallbladder directs Qi downward and subdues Liver Yang rising towards the head and causing headache.

Mixing coffee and lemon may be beneficial, according to Traditional Chinese Medicine, in cases of Liver disharmony, first of all when emotions like anger affect the Liver.

Is there any other connection between lemon and headache?

Some people like very much lemons and lemonade.

One of the leading homeopathic remedy prescribed for migraine is Belladonna;  in such cases there is congestion of head with throbbing and violent pain in the right side of head, heat of the head and red face. Belladonna is indicated if the patient also desires lemons and lemonade.

There is a noteworthy relation between the rise of Liver Yang described in Chinese medicine, alleviated by lemon, and the picture of Belladonna migraine with intense desire for lemon or lemonade.

Contraindications for coffee and lemon: hyperacidity and gastric disorders like peptic ulcer.

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Terapia dell’acqua e del freddo nella cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo con il suo intenso dolore orbitario e alla tempia, associato ad arrossamento e lacrimazione dell’occhio, può essere inquadrata nella medicina tradizionale cinese come espressione del Fuoco del Fegato. Il Fegato è l’organo che assicura la circolazione dell’energia (Qi) e le sue patologie si esprimono con un ristagno o stasi del Qi: la stasi genera a sua volta calore, il calore quando raggiunge il massimo si trasforma in Fuoco, che divampa verso l’alto e raggiunge la testa e l’occhio.

Non stupisce pertanto che empiricamente si sia scoperto che l’acqua e il freddo esercitano in alcuni casi un effetto positivo sulla cefalea a grappolo. Si trova menzione di questa terapia nel sito dei pazienti che soffrono di cefalea a grappolo (Organization for Understanding Cluster Headaches, O.U.C.H.; consultare http://www.clusterheadaches.com/water.html; http://www.grappolaiuto.it/)

Questa terapia è molto semplice e consiste nel bere un bicchiere d’acqua ogni mezz’ora o ogni ora durante tutta la giornata da quando si manifesta il grappolo. Il trattamento non funziona sempre, ma in qualche caso produce risultati strabilianti con la scomparsa degli attacchi nel giro di pochi giorni. Possono residuare sensazioni di attacco imminente (shadow) e anche queste si estinguono bevendo un bicchiere d’acqua. Pare che scompaiano del tutto gli attacchi notturni.

Il metodo non è standardizzato, alcuni riferiscono la risposta migliore con acqua a basso contenuto di sodio (soluzione ipotonica) altri con bevande sportive isotoniche tipo Gatorade che contengono diversi sali minerali in soluzione; alcuni sottolineano che la temperatura dell’acqua deve essere fredda, di frigorifero, altri non mettono indicazioni sulla temperatura.

Per quanto riguarda i rapporti tra disidratazione ed emicrania esiste un altro articolo su questo blog che evidenzia l’importanza di bere una quantità sufficiente di acqua per prevenire gli attacchi di emicrania; inoltre viene descritto come anche alcuni pazienti emicranici riescono a interrompere i loro attacchi con bevande reidratanti.

E’ importante sapere che anche attacchi di dolore intenso come quello della cefalea a grappolo rispondono a un trattamento così semplice, e possono quindi essere controllati senza l’utilizzo di farmaci.

In genere si pensa che più il dolore è forte, più siano necessari farmaci potenti. La risposta della cefalea a grappolo all’acqua dimostra che anche dolori di intensità massima possono scomparire senza alcun farmaco, anche se sono pochi i fortunati che hanno descritto questa esperienza.

Che relazione ci può essere tra acqua e dolore? Il nesso più evidente è a livello dell’ipotalamo che da tempo è indicato come la struttura dove origina la cefalea a grappolo. Nell’ipotalamo si trovano anche i recettori (osmocettori) che controllano lo stato di idratazione dell’organismo e regolano la secrezione di un ormone (la vasopressina) che trattiene l’acqua a livello renale e riduce la diuresi. La vasopressina è però coinvolta anche nella modulazione del dolore.

Negli attacchi di cefalea a grappolo è stato descritto un aumento della secrezione di vasopressina. Quando si beve molto al contrario si riduce la secrezione di vasopressina e aumenta la diuresi. E’ quindi possibile che il semplice aumento dell’idratazione vada a interferire con la secrezione di questo ormone così importante nella percezione del dolore.

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Bere più acqua fa bene all’emicrania?

Uno degli scopi di questo blog è di parlare dei rimedi che vengono impiegati dai pazienti per affrontare il loro mal di testa: questi mezzi si diffondono a velocità impressionante grazie a Internet ed è importante distinguere ciò che c’è di buono dal resto.  Allora parliamo prima di tutto di acquaidratazione; semplice come bere un bicchiere d’acqua si potrebbe dire ma con lo svantaggio che delle cose più semplici spesso non si parla se non hanno un risvolto commerciale.

Ho scoperto navigando in Internet un trucco-terapia che è utilizzato sia dai pazienti emicranici che dai pazienti con cefalea a grappolo: consiste nel bere acqua o idratarsi. Questa forma di terapia anche se non è ancora stata indagata bene dal mondo medico sembra avere delle basi razionali e si è sviluppata attraverso la sperimentazione di “volontari” che descrivono la loro esperienza.

Il rapporto tra disidratazione ed emicrania è stato stranamente poco studiato in ambito medico e solo nel 2004 è apparso uno studio che per la prima volta evidenzia come la disidratazione sia spesso, fino a un terzo dei casi, il fattore che scatena l’emicrania (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14979888; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15953311). Però dopo queste osservazioni iniziali nessuno ha approfondito l’argomento.

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Non dimenticate la vostra scorta d’acqua

Lo spunto iniziale è stato fornito dalle osservazioni comparse sui siti americani dedicati alla salute da parte di pazienti che hanno utilizzato bevande sportive reidratanti per combattere l’emicrania. Queste bibite hanno la caratteristica di contenere oltre all’acqua elettroliti e zuccheri, e sono utili a chi disperde molti liquidi facendo sport. In sintesi si afferma che bere un paio di bicchieri di una bevanda idrosalina all’inizio dell’attacco o sorseggiarla quando l’attacco è in corso serve in alcuni casi a farlo cessare. Questa soluzione è stata sperimentata probabilmente per caso e poi si è diffusa sul Web: i commenti di chi l’ha provata indicano che in alcuni casi funziona anche se nessuno finora ha stabilito la percentuale di successo. La reidratazione con acqua o con bibite idrosaline sembra quindi una possibile alternativa che evita il ricorso ai farmaci analgesici. Ma quando ci si può attendere la scomparsa del mal di testa con un sistema così semplice e perchè funziona?

La risposta più probabile è che l’assunzione di bevande contenenti elettroliti sia utile nel trattare gli attacchi di emicrania scatenati dalla disidratazione. Ma si può arrivare ad essere così disidratati da avere persino mal di testa? Un luogo comune da sfatare è che la disidratazione provochi automaticamente sete. Invece la sensazione di sete presenta una grande variabilità da un individuo all’altro e coloro che non avvertono la sete devono invece “ricordarsi” di bere. Sono questi che più facilmente vanno incontro alla disidratazione. Inoltre molte delle  situazioni che scatenano l’attacco di emicrania dipendono da disidratazione o per eccessiva sudorazione (attività sportiva, calore, esposizione al sole, febbre) o per ridotta introduzione di liquidi (si pensi soprattutto agli attacchi che compaiono durante il sonno; quante persone hanno caldo di notte e si svegliano con la bocca secca?). Ricordiamo poi che durante l’attacco di emicrania la nausea impedisce di bere e l’eventuale vomito aggrava la carenza di liquidi nell’organismo. Il trattamento in Pronto Soccorso dell’attacco emicranico comprende l’infusione di liquidi per questo motivo (vedi emicrania e magnesio).

I pazienti emicranici devono domandarsi se bevono normalmente in quantità sufficiente; in caso contrario la disidratazione è un possibile fattore scatenante dei loro attacchi. In questo caso è necessario bere tutti i giorni  almeno 6 – 8 bicchieri di acqua e provare ad assumere più liquidi quando si sente che sta iniziando l’attacco di emicrania. Credo che l’effetto positivo descritto con le bevande sportive sia dovuto al fatto che reidratano più rapidamente dell’acqua contenendo anche sali di sodio e potassio. Ovviamente bisogna ricordare che oltre ai sali queste bibite contengono una modesta quantità di zuccheri e hanno un contenuto calorico.

A parte sarà invece descritta l’esperienza dei pazienti con cefalea a grappolo (cluster headache) che hanno sperimentato e poi descritto la terapia dell’acqua.

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Acqua per tutti

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Terapia delle cefalee, agopuntura, magnesio, farmaci

Si distinguono due tipi di terapia nelle cefalee primarie:

1) terapia sintomatica, cioè i farmaci che si utilizzano durante un attacco per controllare il dolore e gli altri sintomi; questi farmaci non hanno nessun effetto nella prevenzione di ulteriori attacchi

2) terapia preventiva, che serve invece a prevenire la comparsa degli attacchi di mal di testa nel tempo

Qui ci interessa parlare della terapia preventiva, per capire quando è indicata e quali vantaggi comporta. La terapia  preventiva cura la predisposizione a soffrire di mal di testa, rendendoci quindi più resistenti ai fattori che lo provocano. Una terapia preventiva ben condotta riduce in modo sostanziale il numero degli attacchi, in qualche caso il mal di testa scompare per un periodo più o meno lungo, e quando ricompare in genere è meno forte. Non è un obiettivo realistico aspettarsi la scomparsa definitiva del mal di testa con le terapie esistenti, però si può verificare una guarigione spontanea, più facilmente dopo la menopausa nella donna o comunque in età avanzata.

Classificando le misure preventive secondo un ordine progressivo troviamo:

– al primo posto uno stile di vita sano (vedi il post sullo stile di vita): senza questo le terapie successive possono essere inutili

-terapie non farmacologiche: per esempio l’agopuntura (esistono evidenze scientifiche sull’efficacia dell’agopuntura nella prevenzione sia dell’emicrania sia della cefalea tensiva)

-sali di magnesio o dieta ricca di magnesio: l’efficacia del magnesio nella prevenzione dell’emicrania si basa sull’esistenza di una carenza di questo minerale in molti emicranici

-infine i farmaci veri e propri (che andrebbero usati secondo una scala che privilegia quelli con meno effetti collaterali)

Quando è necessaria la terapia preventiva? Il principale parametro da considerare è la frequenza del mal di testa. Se gli attacchi sono frequenti, (almeno 1 alla settimana, oppure 4-5 giorni al mese in totale) e contemporaneamente l’intensità è così elevata da impedire le normali attività, ma soprattutto se si è costretti ad assumere ogni volta degli analgesici, allora è indicata la terapia preventiva.

Questo perchè i farmaci utilizzati nella profilassi hanno un rapporto rischio/beneficio migliore rispetto agli analgesici. Ancora più vantaggioso è l’impiego della profilassi non farmacologica (corretto stile di vita, sali di magnesio, agopuntura) perchè qui sono quasi nulli i rischi.

La durata delle terapie farmacologiche preventive può variare da 3 a 6 mesi; il miglioramento avviene gradualmente ma si osserva in genere già nei primi mesi e se dopo i primi 3 mesi non si è visto nulla può essere utile cambiare farmaco. La terapia preventiva ideale è a cicli, non continua. Dopo un primo ciclo di 3-6 mesi se il mal di testa è migliorato in modo apprezzabile, la terapia deve essere sospesa per vedere quanto dura l’effetto. In genere persiste anche dopo la sospensione e non è prevedibile a priori la sua durata. Di conseguenza chi si sottopone a una terapia farmacologica preventiva di durata superiore rischia di avere più effetti collaterali senza un maggiore beneficio. Solo in alcuni casi sono richieste terapie più prolungate.

Il principale vantaggio che offre la terapia preventiva è che riducendo il mal di testa aiuta a ridurre  l’uso degli analgesici che sono il principale fattore di rischio per la salute di chi soffre di mal di testa. I principali imputati di effetti collaterali dannosi sono i farmaci antiinfiammatori non steroidei (cosiddetti FANS) che vengono reclamizzati per il mal di testa anche in televisione, con una voce frettolosa che alla fine del messaggio pubblicitario avverte “è un medicinale, può avere effetti indesiderati anche gravi, leggere attentamente il foglietto illustrativo, se il sintomo persiste consultare il medico”.

I casi più drammatici sono quelli in cui non è mai stata fatta una terapia preventiva e si è cercato di contrastare il mal di testa con il solo uso di analgesici: oltre ai danni tipici a carico di stomaco, fegato, reni, la cefalea diventa cronica e compare quella che viene definita “cefalea cronica da abuso di farmaci”, distinta in sottotipi in base al tipo di abuso ( di ergotamina, triptani, analgesici, FANS, oppioidi, o farmaci di combinazione come molti prodotti da banco). Quando si è sviluppata una cefalea da abuso di farmaci si è arrivati a una fase in cui si devono affrontare tre problemi insieme: mal di testa cronico, i danni provocati dai farmaci, la dipendenza dai farmaci stessi con necessità di disintossicazione e superamento della dipendenza fisica e psicologica.

Non si ripeterà mai a sufficienza che la vera terapia delle cefalee primarie è quella preventiva. Solo chi ha uno o due attacchi al mese non particolarmente disabilitanti può cavarsela con un semplice analgesico.

Consigli in sintesi:

  • sentire il parere del medico
  • evitare l’autoprescrizione di medicinali, non seguire le pubblicità
  • dare la precedenza alle terapie preventive
  • utilizzare farmaci preventivi di efficacia documentata, che sono: alcuni β-bloccanti (propranololo, metoprololo, atenololo); il calcio-antagonista flunarizina; l’antidepressivo triciclico amitriptilina; i due antiepilettici valproato di sodio e topiramato
  • non hanno indicazione nel trattamento preventivo dell’emicrania gli antidepressivi SSRI: paroxetina, sertralina, citalopram ecc.


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Problemi alla vista e mal di testa: l’aura questa sconosciuta

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Emicrania

Un tipo particolare di emicrania è l’emicrania con aura visiva. Spesso il disturbo più preoccupante per il paziente con questa forma di emicrania è il calo transitorio della vista per cui si rivolge urgentemente ad un oculista. L’oculista quando non riscontra anomalie a carico dell’occhio indirizza successivamente il paziente al neurologo nel sospetto di emicrania con aura. Cosa succede durante l’aura? Si può avere un’idea attraverso alcuni video in rete: https://www.youtube.com/watch?v=qVFIcF9lyk8

In pratica appare nel campo visivo una piccola zona cieca che si ingrandisce progressivamente e si muove lentamente; quest’area cieca, detta “scotoma” con termine medico, può essere scura oppure animata all’interno da luci, figure geometriche, zig-zag, spirali, anche colorate e in movimento. Il disturbo dura da alcuni minuti fino a un massimo di un’ora ed è accompagnato o seguito dal mal di testa. Qualche rara volta il mal di testa non è presente.

Scotoma nell’emicrania con aura (da Wikimedia commoms)

La classificazione internazionale delle cefalee descrive l’emicrania con aura come un attacco caratterizzato da un disturbo visivo che si sviluppa gradualmente, dura al massimo 60 minuti, e regredisce completamente, accompagnato o seguito da mal di testa emicranico. In questa definizione sono presenti i due elementi fondamentali dell’aura emicranica: lo sviluppo graduale del disturbo visivo e la sua completa reversibilità.

Nell’emicrania con aura possiamo avere non solo sintomi visivi ma anche sensitivi (formicolio ad un braccio e intorno alla bocca), disturbi motori (riduzione della forza e difficoltà di movimento ad una metà del corpo), e difficoltà nella parola. Sono tutti sintomi preoccupanti per il paziente e devono essere indagati a fondo.

Solitamente vengono effettuati esami come la TAC e la Risonanza Magnetica cerebrale che forniscono un’immagine del cervello ed escludono patologie diverse dall’emicrania e più preoccupanti.

Nell’emicrania le tecniche di “neuroimaging” come la TAC e la Risonanza Magnetica normalmente non evidenziano alterazioni nella struttura del cervello. Allora dove sta la causa dell’emicrania e dell’aura?

Cause dell’emicrania

L’origine dell’emicrania è oggetto di indagine da diversi decenni. Quando compare il disturbo visivo o “aura emicranica” si rileva un’anomalia di funzionamento nelle aree visive della corteccia cerebrale, che si trovano nella parte posteriore o occipitale del cervello: in questa zona le cellule nervose che ricevono segnali elettrici dalla retina dell’occhio entrano in una sorta di black-out, si deprime la loro attività e parallelamente si riduce il flusso di sangue nell’area occipitale. Il disturbo si estende progressivamente nelle aree adiacenti e ciò viene percepito visivamente dal paziente come un progressivo allargamento di una zona visiva offuscata o cieca. Passato il tempo necessario che può essere di qualche decina di minuti l’area visiva occipitale riprende a funzionare in pieno e la vista ritorna normale. A questo punto di solito subentra un forte mal di testa.

La depressione dell’attività elettrica occipitale durante l’aura visiva dell’emicrania

(http://artlibre.org/licence/lal/e)

I primi attacchi sono quelli che colgono di sorpresa il paziente e che preoccupano di più. Una volta che è stata chiarita la diagnosi il paziente può essere rassicurato del fatto che il disturbo visivo è transitorio, il recupero della vista è completo, e che gli attacchi di emicrania con aura si presentano a volte in successione per qualche settimana ma poi trascorrono intervalli di tempo molto lunghi, anche di mesi o anni, senza attacchi.

Gli attacchi di emicrania non preceduti dai disturbi visivi sopra descritti si definiscono “emicrania senza aura” ed è utile sottolineare il diverso comportamento delle due forme di emicrania, senza aura e con aura, in gravidanza: le donne che soffrono di emicrania senza aura, particolarmente se riscontrano un legame dei loro attacchi con la fase mestruale, è probabile che osservino un miglioramento durante la gravidanza. Questo continua per tutta la durata della gravidanza e dell’allattamento fino al ritono delle mestruazioni. Al contrario chi soffre di emicrania con aura è probabile che continui a soffrirne anche durante la gravidanza e quando l’emicrania compare per la prima volta durante la gravidanza è probabile che sia preceduta dall’aura.

Per quanto riguarda la prevenzione vedi anche gli articoli su magnesio e emicrania e su disidratazione e emicrania .

Un tipo particolare di emicrania è quella con aura visiva caratterizzata all’esordio dalla presenza di uno scotoma, una piccola macchia cieca nel campo visivo che persiste per diversi minuti e quando scompare è seguita da mal di testa: se l’oculista esclude patologie a carico dell’occhio è bene rivolgersi a uno specialista in cefalee.

Autore: Domenico Piazza


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Rimedi popolari per l’emicrania: caffè e limone

Un rimedio che molte persone trovano efficace per combattere l’emicrania è una tazzina di caffè amaro con un cucchiaio di succo di limone.

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Caffè e limone

L’utilità di questo semplice rimedio mi è stata raccontata da diversi pazienti.

Su quale principio si basa? E’ noto che la caffeina contenuta nel caffè ha un effetto vasocostrittore e quindi contrasta la vasodilatazione presente nell’emicrania; è questo il motivo per cui esistono prodotti farmaceutici contro l’emicrania che hanno fra i loro costituenti anche la caffeina.

Ma esaminiamo l’effetto dell’abbinamento caffè-limone dal punto di vista della medicina cinese. Nella dietetica cinese gli alimenti si distinguono per la loro natura (calda, tiepida, neutra, fresca, fredda) e per il loro sapore (acido, amaro, dolce, piccante, salato) I chicchi di caffè hanno sapore amaro e la natura fredda viene trasformata in calda con la torrefazione; il limone ha natura fresca e sapore acido.

Secondo la medicina cinese il caffè risolve la stasi di Qi del Fegato, che è considerata una delle principali cause di emicrania. Liberando l’energia che ristagna nel fegato provoca un forte effetto energizzante fisico e mentale. Inoltre agisce sulla Vescica Biliare (colecisti) facilitando il flusso della bile; in questo modo protegge dalla formazione di calcoli e combatte la stitichezza. Il sapore amaro si correla in medicina cinese all’effetto disintossicante del caffè che stimola la produzione di bile ed è diuretico (eliminazione di sostanze tossiche attraverso la via biliare e renale). Oltre al sapore amaro c’è nel caffè un sottofondo dolce, evidenziato dalla facilità con cui piccole quantità di zucchero lo rendono dolce, cosa impossibile con altre erbe amare. La natura dolce ha un effetto tonificante sulla digestione e assimilazione dei cibi (tonico della Milza in medicina cinese).

Questi sono gli effetti benefici del caffè secondo la medicina cinese quando il consumo è moderato, compreso tra 1 e 3 tazzine al giorno.

limone

Il limone di natura fredda mitiga il calore del caffè e con il suo sapore acido agisce sul Fegato e sulla Vescica Biliare e dirige il Qi verso il basso opponendosi così alla salita dello yang del Fegato verso l’alto che causa cefalea. La combinazione caffè e limone è quindi giustificata dal punto di vista della medicina cinese in tutti i casi in cui è presente una disarmonia del Fegato, includendo in primo luogo tutte le cause emozionali che sul piano energetico colpiscono il Fegato.

Vi sono poi persone che gradiscono molto il succo di limone. Anche in questo caso ci può essere una relazione con il mal di testa. In omeopatia uno dei rimedi principali per l’emicrania è “Belladonna”, un rimedio che presenta molti sintomi di congestione alla testa con dolore violento, pulsante, e calore del viso e della testa. I soggetti che rispondono bene al rimedio Belladonna presentano anche il desiderio di limone.

C’è quindi una notevole corrispondenza tra il quadro descritto dalla medicina cinese di salita verso l’alto dello yang del Fegato alleviata dall’assunzione di limone, e il quadro omeopatico di Belladonna con forti attacchi di emicrania e desiderio spontaneo di limone.

Si ricorda per completezza la principale controindicazione di caffè e limone: iperacidità gastrica e ulcera gastro-duodenale.

E’ utile osservare anche cose apparentemente banali ma che rendono unico il nostro mal di testa: abbiamo sete o no durante un attacco? beviamo poca o tanta acqua? c’è un desiderio particolare di caffè o di acqua e limone? Vedi anche i post su emicrania e magnesio e su emicrania e disidratazione.

Autore: Domenico Piazza