Più salute

Ricerca scientifica e medicina tradizionale nelle cefalee


Lascia un commento

Ascoltare musica cura la demenza di Alzheimer

music

  Il documentario che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival del 2014 intitolato Alive Inside apre una nuova prospettiva nella cura della demenza di Alzheimer: l’ascolto della musica è in grado di attivare ricordi ed emozioni in anziani con quadro di demenza conclamato.

L’uso terapeutico della musica è diventato essenziale negli Stati Uniti e in Canada in tutti i contesti in cui si trattano pazienti con demenza: nelle case di riposo, nei centri diurni o a domicilio. Non è necessario personale specializzato, non stiamo parlando di musicoterapia o musicoterapisti, sono sufficienti un iPod e una playlist personalizzata che contenga brani musicali significativi per la persona che ascolta: a questo scopo è utile condurre un’indagine dettagliata del genere di musica preferito e dei brani a cui il paziente è più affezionato anche risalendo ad alcuni decenni prima.

La musica il movimento e la parola sono strettamente collegati nel cervello umano e quando è presente un deficit motorio o cognitivo come nella demenza di Alzheimer si può utilizzare la musica a scopo riabilitativo. D’altra parte l’ascolto della musica è collegato nel bambino allo sviluppo delle capacità motorie e comunicative e accompagna tutta la crescita; nell’adolescenza si forma addirittura una “colonna sonora” individuale che procede di pari passo con la conquista dell’indipendenza e con le prime esperienze affettive. Non si può non citare anche l’uso integrato della musica e del movimento a scopo terapeutico nella EURITMIA, o espressione del giusto ritmo, proposta da Rudolf Steiner nel 1921 come parte della medicina antroposofica: nell’euritmia si fondono linguaggio e movimento, musica e movimento. Mentre noi comunemente pensiamo che la musica sia collegata ai ricordi e alle emozioni Steiner aggiungeva che ad ogni suono corrisponde un movimento.

euritmia_arte

L’introduzione su larga scala della musica nella terapia della demenza di Alzheimer e di altri deficit cognitivi o motori si deve a Dan Cohen ed alla sua organizzazione non-profit Music & Memory. Dan Cohen aveva osservato che mentre tutti i giovani e molti adulti e anziani posseggono un iPod e lo utilizzano per ascoltare i brani preferiti, nelle case di cura per anziani con Alzheimer questo strumento è praticamente sconosciuto. La musica che si ascolta proviene di solito dalla radio o viene diffusa nei luoghi di incontro, ma dal momento che non si tratta di brani scelti dai pazienti, viene percepita come rumore di fondo e spesso spinge gli ascoltatori a chiudersi ancora di più in sè stessi. Ben diverso è l’effetto di brani musicali riconoscibili e con un significato personale nello storia dell’ascoltatore: la musica fa riaffiorare ricordi ed emozioni e sembra scongelare personalità ibernate dall’avanzare dell’età. Con l’ascolto della musica si può anche ridurre l’agitazione e l’uso di farmaci sedativi e antipsicotici che aggravano il declino cognitivo del paziente con Alzheimer.

Il segreto del risultato terapeutico della musica è semplice: interrogare le persone che hanno vissuto insieme al paziente e scoprire quali sono stati i brani e i generi musicali a cui è affezionato, creando una play-list musicale personalizzata da riproporre per l’ascolto quotidiano: l’effetto può essere sorprendente! Visto che prevenire è meglio che curare consiglio a tutti gli anziani di ascoltare la loro musica preferita e dato che oggi non esistono più giradischi e le radio trasmettono musica moderna se si avvicina un compleanno o una festività facciamo un regalo ai nostri nonni. 

Autore: Domenico Piazza    

Annunci


2 commenti

Quando fare TAC e Risonanza Magnetica nella cefalea

 

TAC

TAC

I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hanno esaminato il comportamento dei medici americani nei confronti di chi soffre di mal di testa ¹ e il risultato non è confortante: i medici richiedono sempre più esami radiologici (soprattutto TAC e Risonanza Magnetica) e consulti specialistici e dedicano sempre meno tempo ad informare i pazienti su come prevenire il mal di testa adottando uno stile di vita sano. Le conseguenze sono l’aumento della spesa sanitaria e la perdita di giornate lavorative.
E’ stato esaminato un campione di oltre 9000 visite per cefalea effettuate tra il 1999 e il 2010, rappresentativo di 144 milioni di visite. La cefalea è uno dei più frequenti motivi di ricorso al medico con 12 milioni di visite all’anno negli USA ed un costo annuale di 31 miliardi di dollari. Nella maggior parte dei casi ci si rivolge al medico o per una cefalea comparsa da poco o quando il mal di testa cronico si riacutizza.
La valutazione iniziale ha il fine di identificare quei casi, fortunatamente rari, in cui la cefalea è il sintomo di una patologia grave sottostante. Le linee-guida consigliano di limitare gli esami radiologici (soprattutto TAC del cranio e Risonanza Magnetica) e le visite specialistiche alle situazioni in cui sono realmente presenti dei fattori di allarme: evidenza di deficit neurologici durante la visita, presenza di un tumore noto, febbre e infezioni in atto, traumi. In tutti gli altri casi le linee-guida suggeriscono di evitare esami inutili e di fornire al paziente quelle informazioni che permettono di prevenire la cefalea (emicrania e cefalea tensiva) modificando lo stile di vita: imparare a gestire lo stress, identificare i fattori scatenanti alimentari, evitare la vita sedentaria, bere acqua a sufficienza (idratazione), non cambiare l’orario del sonno nel week-end, ecc.
Invece negli USA nei 12 anni esaminati è raddoppiato sia il numero di pazienti sottoposti a TAC o Risonanza Magnetica (dal 6,7 al 13,9%) sia il numero di quelli inviati a un consulto specialistico (dal 6,9 al 13,2%). Contemporaneamente si registra una riduzione del tempo dedicato al “counseling” cioè all’orientamento ed al sostegno del paziente che scende dal 23,5 al 18,5%.
Anche se l’aumento di richieste di esami radiologici può far pensare sulle prime a un atteggiamento responsabile e scrupoloso, in realtà esprime il bisogno (legittimo) del medico che effettua la richiesta, a volte per insistenza del paziente, di tutelarsi da future rivalse. In questo caso andrebbe però spiegato che la maggior parte delle cefalee sono disturbi del funzionamento (cefalee primarie) e non della struttura del cervello (cefalee secondarie) e pertanto gli esami che studiano la struttura cerebrale, TAC e Risonanza Magnetica, sono inutili.
Inoltre trascurare di fornire adeguate informazioni impedisce al paziente di assumere un ruolo attivo nella cura lasciando coltivare l’illusione che tutto dipenda dalla ricerca di fantomatiche “cause” che solo un esame radiologico può individuare.

RX
Gli esami e le visite specialistiche per cefalea sono, anche secondo le linee-guida, in gran parte inappropriati, cioè non giustificati, e spesso fonte di ulteriori problemi: è il caso del frequente riscontro occasionale di anomalie che non hanno relazione con il mal di testa, ma allarmano il paziente e lo avviano in un tunnel di accertamenti ed esami inutili e costosi. Ci si ritrova così nella situazione paradossale che la richiesta di esami si autoalimenta e anziché risolvere l’incertezza del paziente la accresce.
Oltre ai “costi emotivi” per il paziente, ci sono i costi in termini di salute perché gli esami effettuati comportano rischi di cui bisogna tenere conto: rischio di reazioni allergiche se vengono utilizzati mezzi di contrasto, rischio di Fibrosi Sistemica Nefrogenica in pazienti con insufficienza renale quando viene utilizzato il gadolinio (mezzo di contrasto per la Risonanza Magnetica), rischi connessi all’uso di radiazioni ionizzanti quando si effettuano esami radiografici e TAC.
Questo è il rischio maggiore perché le radiazioni ionizzanti presentano un effetto cumulativo nel tempo e possono danneggiare il DNA e causare il cancro. Il rischio è maggiore nel caso di esposizione in giovane età per l’accumulo progressivo del danno nel corso degli anni.
Per avere un’idea della quantità di radiazioni ionizzanti a cui ci si espone con la TAC è utile prendere come riferimento il numero equivalente di radiografie del torace ²:

  • TAC del cranio = 85 radiografie del torace
  • TAC della colonna cervicale = 85 radiografie del torace
  • TAC della colonna lombare = 255 radiografie del torace

Questi valori sono puramente indicativi in quanto la dose di radiazioni dipende dalle modalità tecniche dell’esame e dal tipo di apparecchio: anche se le TAC più recenti utilizzano dosi di radiazione ridotte questo vantaggio può essere vanificato se si aumenta il numero di scansioni e di immagini che si vogliono ottenere.
Nel 2013 la Società Americana delle Cefalee (American Headache Society) ha aderito all’iniziativa di collaborazione tra medico e paziente denominata CHOOSING WISELY per una scelta consapevole del percorso diagnostico e terapeutico al fine di evitare esami e terapie non necessarie³. Tra le altre raccomandazioni si citano:

  1. evitare studi diagnostici radiologici in pazienti che presentano un mal di testa stabile che risponde ai criteri diagnostici dell’emicrania
  2. non utilizzare la TAC quando è disponibile la Risonanza Magnetica, tranne che in Pronto Soccorso.

Autore: Dr. Domenico Piazza

  1. JN Mafi,ST Edwards, NP Pedersen, RB Davis, EP McCarthy, BE Landon. Trends in the ambulatory management of headache; analysis of NAMCS and MHAMCS data 1999-2010. Journal of General Internal Medicine, 2015, 30, 5, pp 548-555
  2. La diagnostica per immagini, Linee guida nazionali di riferimento, SIRM, 2004
  3. Choosing wisely in headache medicine: the American Headache Society’s list of five things physicians and patients should question. Headache, 2013, 53, 1651-1659


2 commenti

Il Magnesio per la terapia dell’emicrania

 

magnesio-002

Magnesio

Il magnesio, minerale molto usato nella cura della cefalea, fa parte dei 7 minerali “maggiori” presenti nel corpo umano, cosiddetti perchè il fabbisogno giornaliero supera i 100 mg. La dose giornaliera raccomandata è di 400-420 mg nell’uomo e di 310-360 mg nella donna secondo l’età. Il magnesio è molto importante nel mondo vegetale dove è presente all’interno della clorofilla e permette la fotosintesi cioè il processo attraverso cui le piante assorbono anidride carbonica in presenza di luce e producono il glucosio che nutre la pianta insieme all’ossigeno che viene poi liberato nell’aria.

 

fotosintesig (1)

Il magnesio è presente nella clorofilla e permette la fotosintesi

 

Le principali fonti di magnesio nella dieta dell’uomo sono pertanto rappresentate da crusca di frumento e germe di grano, verdure a foglia verde, frutta secca (mandorle, arachidi, nocciole, pistacchi), legumi, cereali, soia, cioccolato amaro.

 

tabella_magnesio

Contenuto di magnesio per alimento

Il corpo umano contiene circa 25 grammi di magnesio, per il 99% all’interno delle cellule, è presente soprattutto nelle ossa, nei muscoli e nel cervello. Il magnesio è contenuto in oltre 300 enzimi coinvolti nel metabolismo degli zuccheri, dei lipidi e delle proteine e interviene sia nella produzione di energia a livello dei mitocondri sia nel garantire la stabilità di DNA e RNA. E’ inoltre necessario per i processi di riparazione del DNA e il mantenimento di livelli normali di Sodio, Potassio e Calcio.

Fu il prof. Pierre Delbet a scoprire a Parigi, negli anni della prima guerra mondiale, che il lavaggio con una soluzione di Cloruro di Magnesio facilita la guarigione delle ferite stimolando l’attività dei globuli bianchi; i tessuti irrorati con questa soluzione guariscono più facilmente e non vanno incontro ad infezioni. Delbet definì il fenomeno da lui descritto “citofilassi”. Essendo ancora lontana ai suoi tempi l’era degli antibiotici (la penicillina venne scoperta da Fleming nel 1928) le osservazioni di Delbet permisero di prevenire con maggior successo le sovrainfezioni batteriche delle numerose ferite di guerra. Ben presto le osservazioni di Delbet portarono alla luce altri aspetti dell’azione del Magnesio. Curiosa è la scoperta dell’effetto tonico e anti-astenico: alcune infermiere riferirono al Professore che avevano cominciato a bere una soluzione di Magnesio per vincere la fatica e lo stress lavorativo dopo aver osservato l’effetto positivo ed euforizzante sui malati.

 

Questa osservazione aprì la strada alle successive scoperte sul significato biologico di questo minerale che influenza vari aspetti della salute: il Magnesio non solo potenzia le difese immunitarie ma agisce in modo diffuso nell’organismo. E’ stata chiarita l’importanza del magnesio nel mantenere il normale tono dell’umore e nella prevenzione di molteplici malattie: quelle cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete, l’osteoporosi.

Considerando la sua importanza nei processi metabolici e nel funzionamento del sistema nervoso e vascolare, non stupisce che si sia dimostrato utile anche nella terapia dell’emicrania. Il magnesio è il trattamento per l’emicrania che più si avvicina a una terapia ideale nello stesso tempo efficace, priva di rischi e di effetti collaterali, sicura in gravidanza e poco costosa. Questo è il motivo per cui è stato proposto come trattamento a cui si dovrebbero sottoporre tutti i pazienti con emicrania (1). Il magnesio viene spesso utilizzato sotto forma di compresse di ossido di magnesio alla dose ben tollerata di 400 mg al giorno. Gli effetti collaterali più frequenti sono i crampi addominali e la diarrea, trattabili riducendo il dosaggio. La diarrea è un meccanismo di difesa che previene l’insorgenza della tossicità del magnesio che può manifestarsi con debolezza muscolare, insufficienza cardiaca e respiratoria. Dal momento che l’eliminazione del magnesio avviene attraverso i reni, i pazienti con patologia renale presentano un rischio maggiore di tossicità. Il magnesio per via orale è classificato come sicuro in gravidanza fino alla dose di 400 mg al giorno e pertanto si può utilizzare come trattamento antiemicranico preventivo in giovani donne che desiderano la gravidanza.

Come si spiega l’effetto positivo del magnesio nell’emicrania? Il magnesio è coinvolto nella “cortical spreading depression” dell’aura emicranica, nella liberazione dei neurotrasmettitori, nell’aggregazione piastrinica e nella vasocostrizione, tutti fenomeni importanti nello sviluppo dell’attacco emicranico. La carenza di magnesio provoca inoltre la sintesi e il rilascio della sostanza P che agisce sulle fibre nervose sensitive producendo dolore.

Solo il 2% del magnesio corporeo si trova nel sangue e il valore complessivo di magnesio plasmatico può essere normale nell’emicrania. Nel 50% degli emicranici risulta però ridotta la quota di magnesio in forma ionizzata (Mg ++) che è quella biologicamente attiva, in grado di influenzare il tono vascolare e le funzioni di molti neurotrasmettitori, per prima la serotonina. E’ dimostrato che una parte dei soggetti emicranici presenta una carenza di magnesio, o almeno della sua forma attiva ionizzata, ed è stata evidenziata una carenza di magnesio nei soggetti emicranici tra una crisi e l’altra (2). Sono numerosi gli studi che dimostrano l’efficacia della terapia preventiva con magnesio nel ridurre il numero e l’intensità degli attacchi soprattutto in alcuni tipi di emicrania come l’emicrania mestruale (3), l’emicrania con aura e l’emicrania dell’infanzia. Data l’ottima tollerabilità del magnesio questo minerale dovrebbe essere il trattamento di prima scelta nei bambini e nelle donne che desiderano la gravidanza. Buoni risultati si ottengono anche in acuto in Pronto Soccorso con il solfato di magnesio somministrato in infusione endovenosa negli attacchi di emicrania più intensi: uno studio dimostra la completa scomparsa del dolore 15 minuti dopo l’infusione di 1 grammo di solfato di magnesio nell’80% dei pazienti (4).

Autore: Dr. Domenico Piazza

(1) Why all migraine patients should be treated with magnesium; Mauskop A, Varughese J; J Neural Transm. 2012 May; 119 (5); 575-9.

(2) Talebi M, Savadi-Oskouei D, Farhoudi M, et al. Relation between serum magnesium level and migraine attacks. Neurosciences (Riyadh). 2011;16(4):320-323.

(3) Mauskop A, Altura BT, Altura BM. Serum ionized magnesium levels and serum ionized calcium/ionized magnesium ratios in women with menstrual migraine. Headache. 2002;42(4):242-248.

(4) Intravenous magnesium sulfate rapidly alleviates headaches of various types; Mauskop A, Altura BT, Cracco RQ, Altura BM; Headache 1996 Mar;36(3):154-60.

 


Lascia un commento

Qual’è la causa dell’emicrania? Emicrania e ereditarietà

L’emicrania è il tipo più frequente di mal di testa e colpisce circa il 25% delle donne e l’8% degli uomini; una delle domande che vengono rivolte più spesso al medico è “l’emicrania è ereditaria?”. L’emicrania è una malattia genetica complessa nel senso che predisposizione genetica e ambiente cooperano al suo sviluppo. Esistono delle mutazioni genetiche che facilitano la comparsa dell’emicrania e probabilemente non si tratta di un solo gene, ma di più geni trasmessi contemporaneamente. Anche in presenza di questi geni è possibile che l’emicrania non si manifesti e che compaia solo  quando sono presenti anche fattori ambientali come lo stress o fattori ormonali. Potremmo immaginare due gemelli con la stessa predisposizione genetica all’emicrania, uno di sesso femminile che vive a Milano e fa un lavoro stressante (mamma lavoratrice), che diventerà sicuramente preda di feroci attacchi di emicrania, e un altro di sesso maschile che ha scelto di vivere ai Caraibi come addetto in una tranquilla struttura turistica e che per tutta la vità non conoscerà mai il mal di testa.

jamaica-1046596_1920

Esiste una predisposizione familiare all’emicrania e ciò significa che chi soffre di emicrania facilmente ha qualche consanguineo che presenta lo stesso problema. Analizzando il rapporto genitori-figli possiamo dire che se un genitore è emicranico esiste il 40% di probabilità che anche il figlio lo sia, mentre se entrambi i genitori soffrono di emicrania la percentuale sale al 90%.

Il fatto che la predisposizione emicranica sia più frequente all’interno di certe famiglie dipende dal ruolo  che possono avere i geni nello sviluppo di questa patologia, anche se finora sono stati identificati soltanto i geni che causano alcune forme rare di emicrania come l’emicrania emiplegica famigliare.

La mutazione del gene codificante il canale del calcio sul cromosoma 19 interferisce con la secrezione di Serotonina (5-HT) nel mesencefalo. La disfunzione di questi canali potrebbe pertanto alterare i livelli di serotonina e predisporre i pazienti all’emicrania o disattivare i meccanismi di controllo del dolore.

Qual’è la causa dell’emicrania?

La prima teoria sull’origine dell’emicrania è stata quella vascolare che supponeva l’esistenza di un’alterazione della vasoregolazione delle arterie cerebrali con una prima fase di vasocostrizione a cui corrisponde l’aura emicranica e una fase successiva di vasodilatazione, caratterizzata dal dolore.

Negli ultimi anni, con l’aiuto delle tecniche che permettono di visualizzare l’attività del cervello, si è dimostrato che nel corso dell’attacco emicranico si modifica l’attività delle cellule nervose in alcune zone cerebrali mentre i fenomeni vascolari sono secondari.

Questo è evidente soprattutto nell’aura emicranica quando nella corteccia del lobo occipitale, responsabile della percezione visiva, le cellule nervose inizialmente si depolarizzano e poi si deprimono; lentamente questo stato di ipoattività dei neuroni si allarga alle zone cerebrali circostanti, causando le alterazioni visive proprie dell’aura emicranica. Per effetto del  “black-out” delle cellule nervose si verifica una riduzione del flusso di sangue nelle zone di corteccia cerebrale interessata.

Spesso i pazienti riferiscono la presenza di dolore al capo irradiato alla regione cervicale o viceversa; questa associazione è spiegata dal coinvolgimento nell’attacco emicranico delle fibre del nervo trigemino che convergono con le fibre delle prime due radici cervicali a formare il complesso trigemino-cervicale. Durante l’attacco di emicrania si suppone l’attivazione del nucleo trigeminale, insieme ad altri nuclei del sistema nervoso centrale.


Lascia un commento

Che cos’è l’emicrania?

Che cos’è l’emicrania?

L’emicrania non è una semplice cefalea ma un evento che causa un’ampia varietà di sintomi oltre al dolore: il paziente può riferire dolore alla testa accompagnato da nausea, vomito, giramenti di testa, debolezza, fastidio per la luce e i rumori, difficoltà a sopportare gli odori e talora anche i profumi.

Il dolore può essere limitato a qualche zona della testa ma altre volte si estende a parti del viso o arriva al collo.

La variabilità dei sintomi è tale che è difficile trovare due pazienti con sintomi identici e a volte lo stesso paziente presenta sintomi diversi tra un attacco e l’altro.

Vi sono però alcuni elementi che possono indirizzarci più facilmente verso la diagnosi di emicrania e che emergono con le seguenti domande:

  • il mal di testa interferisce con le normali attività quotidiane, con il lavoro o le attività di svago?
  • è presente ipersensibilità alla luce, ai rumori o agli odori?

  • è presente nausea insieme al mal di testa?

  • il mal di testa è alleviato dal sonno?

  • altri familiari soffrono o hanno sofferto di mal di testa?

  • se sei una donna, il mal di testa si presenta anche in concomitanza del flusso mestruale?

Se la risposta a una o più di queste domande è affermativa allora è probabile che il nostro mal di testa sia un’emicrania.

 

Ho più di un tipo di mal di testa: è sempre emicrania? può essere una cefalea da sinusite?

Comunemente chi soffre di emicrania non ha sempre lo stesso tipo di dolore: a volte il dolore può essere sopportabile e a volte più intenso fino a diventare completamente disabilitante. Generalmente si tratta sempre di emicrania ma con un’espressione diversa: l’esempio più tipico nelle donne è quello di chi soffre di attacchi particolarmente intensi nella fase premestruale o mestruale, accompagnati da nausea e vomito, e attacchi più leggeri negli altri periodi del ciclo.

Entrambi i tipi possono scomparire con la terapia antiemicranica indipendentemente dalla loro intensità.

Spesso chi si rivolge al medico pensa che il mal di testa sia provocato dalla sinusite. Il motivo di questo sospetto è che ha notato una coincidenza tra mal di testa e cambiamenti di tempo, oppure perchè assumendo antinfiammatori nota un miglioramento.

In realtà anche l’emicrania può essere scatenata da cambiamenti climatici come le variazioni di temperatura, un particolare tipo di clima, oppure nelle giornate ventose. Inoltre anche l’attacco emicranico viene curato con l’assunzione dei farmaci antinfiammatori.

La sinusite deve essere esclusa nel corso della visita, ma ricordiamo che mentre l’emicrania è estremamente frequente (25% delle donne e 8% degli uomini), la sinusite come causa di cefalea è un evento raro.

 


Lascia un commento

Farmaci e terapie complementari per l’emicrania, linee guida 2012

Una visita per cefalea presso un medico specialista o un Centro Cefalee ha lo scopo di individuare qual’è il  tipo di mal di testa di cui si soffre (è un’emicrania, una cefalea tensiva o una cefalea a grappolo?) In base alla diagnosi vengono fornite le indicazioni terapeutiche per controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

In questa pagina viene considerata la terapia preventiva dell’emicrania, quindi non come viene curato il singolo attacco emicranico, ma come si previene l’emicrania riducendo la frequenza complessiva degli attacchi. La terapia preventiva è consigliata soprattutto a chi presenta molti attacchi, ma secondo l’American Headache Society  di fronte a un 38% di emicranici potenziali candidati alla prevenzione solo una minima parte intraprende questo tipo di terapia.

Quando viene formulata la diagnosi di emicrania (con aura / senza aura) devono essere prescritti farmaci per i quali sia stata dimostrata scientificamente l’efficacia nella prevenzione dell’emicrania. Vediamo allora quali sono le indicazioni in tal senso secondo le ultime linee-guida dell’American Headache Society del 2012. Sono messi tra parentesi i farmaci non presenti in Italia.

Farmaci di provata efficacia nella  prevenzione dell’emicrania (livello di raccomandazione A: cioè elevata efficacia supportata da una notevole significatività statistica)

1) β-bloccanti: propranololo, metoprololo, timololo

2) antiepilettici: valproato di sodio, topiramato, (divalproex sodico): possono essere di prima scelta nelle forme con attacchi molto frequenti e nelle emicranie croniche; bisogna ricordare che il valproato può sia indurre malformazioni sia ostacolare lo sviluppo cognitivo nel feto se assunto durante la gravidanza, specialmente nel primo trimestre quando è più facile che la donna non sappia di essere incinta; per questo motivo dovrebbe essere usato solo se necessario e sempre abbinato a un metodo contraccettivo valido; il topiramato è stato associato ad aumento del rischio di schisi orale nei neonati esposti durante il primo trimestre di gravidanza. Ricordo anche che un recente studio di confronto ha stabilito che una regolare attività fisica  risulta essere efficace quanto il topiramato nel prevenire l’emicrania (vedere il post su attività fisica e prevenzione dell’emicrania)

3) triptani per la prevenzione intermittente dell’emicrania mestruale: frovatriptan

4) aggiungo il calcio-antagonista flunarizina presente in Italia e non presente nel mercato USA, tra i farmaci di provata efficacia.

Farmaci con probabile efficacia (livello di raccomandazione B):

1) β-bloccanti: atenololo, nadololo

2) antidepressivi : amitriptilina  (è efficace contro l’emicrania a dosi molto più basse di quelle necessarie per la terapia antidepressiva), venlafaxina

Nello studio citato (Bulut S, Berilgen M, Baran A, et al. Venlafaxine versus amitriptyline in the prophylactic treatment of migraine: randomized, double-blind, crossover study. Clin Neurol Neurosurg. 2004;107:44–48)  gli antidepressivi amitriptilina e venlafaxina sono ugualmente efficaci nella prevenzione dell’emicrania e la venlafaxina risulta meglio tollerata.

3) triptani per la prevenzione intermittente dell’emicrania mestruale:  zolmitriptan  (naratriptan)

Considerando che spesso a chi soffre di emicrania vengono suggeriti trattamenti alternativi non farmacologici, che includono prodotti a base di erbe o fitoterapici, integratori quali i sali minerali, vitamine e quant’altro, considero utile riprendere le conclusioni dell’American Headache Society su questo argomento. 

Le linee-guida citate considerano come terapia di  provata efficacia solo la seguente:

1) ( il Petasites  hybridus  o Butterbur, cioè la radice della pianta detta farfaraccio, non in commercio in Italia nella formulazione testata negli studi clinici. Gli estratti di farfaraccio possono ridurre la frequenza dell’emicrania fino al 60%, ma è importante che nel processo di estrazione vengano rimossi gli alcaloidi pirrolozidinici che sono tossici per il fegato e  sono genotossici e cancerogeni; per questo motivo sono sconsigliati gli estratti non titolati, l’uso in gravidanza e allattamento, e l’uso prolungato).

Sono invece considerate terapie con probabile efficacia le seguenti:

1) magnesio

2) riboflavina (vitamina B2)

Nell’emicrania è stata evidenziato un aumento dell’eccitabilità cerebrale tra un attacco e l’altro. Questo può essere causato da una carenza di magnesio, che si corregge con l’integrazione di magnesio attraverso la dieta o l’assunzione di composti di magnesio, o da una disfunzione dei mitocondri  che producono meno energia e sono aiutati dalla somministrazione di vitamina B2.

3) MIG-99, un estratto di Feverfew  o Tanacetum parthenium

Altri farmaci presenti in Italia presentano nelle nostre linee-guida un livello di  raccomandazione più basso per es. cinnarizina, diidroergotamina a rilascio prolungato.

Per altri farmaci invece sono insufficienti e contrastanti le prove  sull’ efficacia nella prevenzione dell’emicrania: in particolare per alcuni antidepressivi inibitori selettivi del reuptake della serotonina (i cosiddetti SSRI) come paroxetina, escitalopram, fluvoxamina, fluoxetina e sertralina. Bisogna anche ricordare che i farmaci SSRI e SNRI possono interferire con i triptani usati nella terapia dell’attacco emicranico e provocare la pericolosa sindrome serotoninergica.

Chi vuole approfondire l’argomento può consultare il link seguente:

http://www.americanheadachesociety.org/new_guidelines_treatments_can_help_prevent_migraine/


Lascia un commento

Attività fisica e emicrania; lo sport previene il mal di testa?

pilatesdonna-3109925_1280

La vita sedentaria è ritenuta una delle cause principali di malattia nel mondo occidentale ed è ormai dimostrata l’utilità dell’attività fisica nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari e dismetaboliche. Finora però mancavano dati sui rapporti tra attività fisica ed emicrania: si riteneva che gli strumenti più utili per la prevenzione degli attacchi emicranici nel medio-lungo periodo fossero i farmaci preventivi (flunarizina, propranololo, amitriptilina, alcuni antiepilettici come valproato di sodio e topiramato, ecc).

Ultimamente sono comparsi i primi studi che indicano un miglioramento dell’emicrania con l’attività fisica: con un regolare allenamento fisico si ottiene un miglioramento equivalente a quello indotto dai farmaci, con il vantaggio che si evitano effetti collaterali e le prestazioni fisiche risultano migliorate.

Un primo piccolo studio (Darabaneanu, et al. (2011) Aerobic exercise as a therapy option for migraine: A pilot study. International Journal of Sports Medicine, 32(6):455-60) condotto all’Università di Kiel in Germania ha evidenziato un netto miglioramento dell’emicrania nel corso di 10 settimane di jogging, con 3 sedute settimanali.

Un secondo studio condotto presso l’Università di Goteborg in Svezia ha dimostrato che l’allenamento fisico ha la stessa efficacia nel prevenire l’emicrania del farmaco di profilassi topiramato e delle tecniche di rilassamento (E. Varkey, et al. (2011). Exercise as migraine prophylaxis: A randomized study using relaxation and topiramate as controls. Cephalalgia, 31(14):1428-38.)

I ricercatori svedesi hanno studiato 91 soggetti emicranici e di questi 30 hanno svolto un programma di allenamento aerobico con cyclette in piccoli gruppi sotto la guida in un istruttore, 30 hanno effettuato attività di rilassamento individuale guidata, 31 hanno effettuato profilassi farmacologica con topiramato. L’allenamento con cylette per 40 minuti tre volte alla settimana ha ridotto l’emicrania nella stessa proporzione del topiramato e del rilassamento muscolare. Mentre con il topiramato venivano riferiti effetti collaterali nel 33% dei casi, nessun effetto collaterale è stato riportato negli altri gruppi.

E’ in programma un altro studio sugli effetti dell’attività fisica aerobica moderata rispetto alle tecniche di rilassamento al Centro Cefalee dell’Università di Essen in Germania.

Non è noto il meccanismo con cui lo sport fa bene all’emicrania anche se può dipendere dall’aumento di β-endorfina. Si sa infatti che gli emicranici hanno livelli più bassi di questo peptide oppioide nel liquor (il liquido in cui è immerso il cervello) e che l’attività fisica ne aumenta la produzione.

Il consiglio per chi soffre di emicranie frequenti e non fa sport è quindi di iniziare una regolare attività fisica aerobica, moderata, più volte alla settimana (almeno 3 volte), della durata di 30-40 minuti per volta.

Pilates2-3105527_1280

Bisogna però fare attenzione quando si fa attività fisica a bere a sufficienza perchè la disidratazione facilita l’insorgenza dell’emicrania.

Nel corso delle settimane è utile annotare la frequenza degli attacchi emicranici per verificarne l’andamento: se l’attività fisica riduce gli attacchi di emicrania molto probabilmente si potranno evitare altre terapie.

Autore: Dr. Domenico Piazza