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Ricerca scientifica e medicina tradizionale nelle cefalee


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Attività fisica e emicrania; lo sport previene il mal di testa?

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La vita sedentaria è ritenuta una delle cause principali di malattia nel mondo occidentale ed è ormai dimostrata l’utilità dell’attività fisica nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari e dismetaboliche. Finora però mancavano dati sui rapporti tra attività fisica ed emicrania: si riteneva che gli strumenti più utili per la prevenzione degli attacchi emicranici nel medio-lungo periodo fossero i farmaci preventivi (flunarizina, propranololo, amitriptilina, alcuni antiepilettici come valproato di sodio e topiramato, ecc).

Ultimamente sono comparsi i primi studi che indicano un miglioramento dell’emicrania con l’attività fisica: con un regolare allenamento fisico si ottiene un miglioramento equivalente a quello indotto dai farmaci, con il vantaggio che si evitano effetti collaterali e le prestazioni fisiche risultano migliorate.

Un primo piccolo studio (Darabaneanu, et al. (2011) Aerobic exercise as a therapy option for migraine: A pilot study. International Journal of Sports Medicine, 32(6):455-60) condotto all’Università di Kiel in Germania ha evidenziato un netto miglioramento dell’emicrania nel corso di 10 settimane di jogging, con 3 sedute settimanali.

Un secondo studio condotto presso l’Università di Goteborg in Svezia ha dimostrato che l’allenamento fisico ha la stessa efficacia nel prevenire l’emicrania del farmaco di profilassi topiramato e delle tecniche di rilassamento (E. Varkey, et al. (2011). Exercise as migraine prophylaxis: A randomized study using relaxation and topiramate as controls. Cephalalgia, 31(14):1428-38.)

I ricercatori svedesi hanno studiato 91 soggetti emicranici e di questi 30 hanno svolto un programma di allenamento aerobico con cyclette in piccoli gruppi sotto la guida in un istruttore, 30 hanno effettuato attività di rilassamento individuale guidata, 31 hanno effettuato profilassi farmacologica con topiramato. L’allenamento con cylette per 40 minuti tre volte alla settimana ha ridotto l’emicrania nella stessa proporzione del topiramato e del rilassamento muscolare. Mentre con il topiramato venivano riferiti effetti collaterali nel 33% dei casi, nessun effetto collaterale è stato riportato negli altri gruppi.

E’ in programma un altro studio sugli effetti dell’attività fisica aerobica moderata rispetto alle tecniche di rilassamento al Centro Cefalee dell’Università di Essen in Germania.

Non è noto il meccanismo con cui lo sport fa bene all’emicrania anche se può dipendere dall’aumento di β-endorfina. Si sa infatti che gli emicranici hanno livelli più bassi di questo peptide oppioide nel liquor (il liquido in cui è immerso il cervello) e che l’attività fisica ne aumenta la produzione.

Il consiglio per chi soffre di emicranie frequenti e non fa sport è quindi di iniziare una regolare attività fisica aerobica, moderata, più volte alla settimana (almeno 3 volte), della durata di 30-40 minuti per volta.

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Bisogna però fare attenzione quando si fa attività fisica a bere a sufficienza perchè la disidratazione facilita l’insorgenza dell’emicrania.

Nel corso delle settimane è utile annotare la frequenza degli attacchi emicranici per verificarne l’andamento: se l’attività fisica riduce gli attacchi di emicrania molto probabilmente si potranno evitare altre terapie.

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Terapia dell’acqua e del freddo nella cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo con il suo intenso dolore orbitario e alla tempia, associato ad arrossamento e lacrimazione dell’occhio, può essere inquadrata nella medicina tradizionale cinese come espressione del Fuoco del Fegato. Il Fegato è l’organo che assicura la circolazione dell’energia (Qi) e le sue patologie si esprimono con un ristagno o stasi del Qi: la stasi genera a sua volta calore, il calore quando raggiunge il massimo si trasforma in Fuoco, che divampa verso l’alto e raggiunge la testa e l’occhio.

Non stupisce pertanto che empiricamente si sia scoperto che l’acqua e il freddo esercitano in alcuni casi un effetto positivo sulla cefalea a grappolo. Si trova menzione di questa terapia nel sito dei pazienti che soffrono di cefalea a grappolo (Organization for Understanding Cluster Headaches, O.U.C.H.; consultare http://www.clusterheadaches.com/water.html; http://www.grappolaiuto.it/)

Questa terapia è molto semplice e consiste nel bere un bicchiere d’acqua ogni mezz’ora o ogni ora durante tutta la giornata da quando si manifesta il grappolo. Il trattamento non funziona sempre, ma in qualche caso produce risultati strabilianti con la scomparsa degli attacchi nel giro di pochi giorni. Possono residuare sensazioni di attacco imminente (shadow) e anche queste si estinguono bevendo un bicchiere d’acqua. Pare che scompaiano del tutto gli attacchi notturni.

Il metodo non è standardizzato, alcuni riferiscono la risposta migliore con acqua a basso contenuto di sodio (soluzione ipotonica) altri con bevande sportive isotoniche tipo Gatorade che contengono diversi sali minerali in soluzione; alcuni sottolineano che la temperatura dell’acqua deve essere fredda, di frigorifero, altri non mettono indicazioni sulla temperatura.

Per quanto riguarda i rapporti tra disidratazione ed emicrania esiste un altro articolo su questo blog che evidenzia l’importanza di bere una quantità sufficiente di acqua per prevenire gli attacchi di emicrania; inoltre viene descritto come anche alcuni pazienti emicranici riescono a interrompere i loro attacchi con bevande reidratanti.

E’ importante sapere che anche attacchi di dolore intenso come quello della cefalea a grappolo rispondono a un trattamento così semplice, e possono quindi essere controllati senza l’utilizzo di farmaci.

In genere si pensa che più il dolore è forte, più siano necessari farmaci potenti. La risposta della cefalea a grappolo all’acqua dimostra che anche dolori di intensità massima possono scomparire senza alcun farmaco, anche se sono pochi i fortunati che hanno descritto questa esperienza.

Che relazione ci può essere tra acqua e dolore? Il nesso più evidente è a livello dell’ipotalamo che da tempo è indicato come la struttura dove origina la cefalea a grappolo. Nell’ipotalamo si trovano anche i recettori (osmocettori) che controllano lo stato di idratazione dell’organismo e regolano la secrezione di un ormone (la vasopressina) che trattiene l’acqua a livello renale e riduce la diuresi. La vasopressina è però coinvolta anche nella modulazione del dolore.

Negli attacchi di cefalea a grappolo è stato descritto un aumento della secrezione di vasopressina. Quando si beve molto al contrario si riduce la secrezione di vasopressina e aumenta la diuresi. E’ quindi possibile che il semplice aumento dell’idratazione vada a interferire con la secrezione di questo ormone così importante nella percezione del dolore.

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Bere più acqua fa bene all’emicrania?

Uno degli scopi di questo blog è di parlare dei rimedi che vengono impiegati dai pazienti per affrontare il loro mal di testa: questi mezzi si diffondono a velocità impressionante grazie a Internet ed è importante distinguere ciò che c’è di buono dal resto.  Allora parliamo prima di tutto di acquaidratazione; semplice come bere un bicchiere d’acqua si potrebbe dire ma con lo svantaggio che delle cose più semplici spesso non si parla se non hanno un risvolto commerciale.

Ho scoperto navigando in Internet un trucco-terapia che è utilizzato sia dai pazienti emicranici che dai pazienti con cefalea a grappolo: consiste nel bere acqua o idratarsi. Questa forma di terapia anche se non è ancora stata indagata bene dal mondo medico sembra avere delle basi razionali e si è sviluppata attraverso la sperimentazione di “volontari” che descrivono la loro esperienza.

Il rapporto tra disidratazione ed emicrania è stato stranamente poco studiato in ambito medico e solo nel 2004 è apparso uno studio che per la prima volta evidenzia come la disidratazione sia spesso, fino a un terzo dei casi, il fattore che scatena l’emicrania (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14979888; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15953311). Però dopo queste osservazioni iniziali nessuno ha approfondito l’argomento.

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Non dimenticate la vostra scorta d’acqua

Lo spunto iniziale è stato fornito dalle osservazioni comparse sui siti americani dedicati alla salute da parte di pazienti che hanno utilizzato bevande sportive reidratanti per combattere l’emicrania. Queste bibite hanno la caratteristica di contenere oltre all’acqua elettroliti e zuccheri, e sono utili a chi disperde molti liquidi facendo sport. In sintesi si afferma che bere un paio di bicchieri di una bevanda idrosalina all’inizio dell’attacco o sorseggiarla quando l’attacco è in corso serve in alcuni casi a farlo cessare. Questa soluzione è stata sperimentata probabilmente per caso e poi si è diffusa sul Web: i commenti di chi l’ha provata indicano che in alcuni casi funziona anche se nessuno finora ha stabilito la percentuale di successo. La reidratazione con acqua o con bibite idrosaline sembra quindi una possibile alternativa che evita il ricorso ai farmaci analgesici. Ma quando ci si può attendere la scomparsa del mal di testa con un sistema così semplice e perchè funziona?

La risposta più probabile è che l’assunzione di bevande contenenti elettroliti sia utile nel trattare gli attacchi di emicrania scatenati dalla disidratazione. Ma si può arrivare ad essere così disidratati da avere persino mal di testa? Un luogo comune da sfatare è che la disidratazione provochi automaticamente sete. Invece la sensazione di sete presenta una grande variabilità da un individuo all’altro e coloro che non avvertono la sete devono invece “ricordarsi” di bere. Sono questi che più facilmente vanno incontro alla disidratazione. Inoltre molte delle  situazioni che scatenano l’attacco di emicrania dipendono da disidratazione o per eccessiva sudorazione (attività sportiva, calore, esposizione al sole, febbre) o per ridotta introduzione di liquidi (si pensi soprattutto agli attacchi che compaiono durante il sonno; quante persone hanno caldo di notte e si svegliano con la bocca secca?). Ricordiamo poi che durante l’attacco di emicrania la nausea impedisce di bere e l’eventuale vomito aggrava la carenza di liquidi nell’organismo. Il trattamento in Pronto Soccorso dell’attacco emicranico comprende l’infusione di liquidi per questo motivo (vedi emicrania e magnesio).

I pazienti emicranici devono domandarsi se bevono normalmente in quantità sufficiente; in caso contrario la disidratazione è un possibile fattore scatenante dei loro attacchi. In questo caso è necessario bere tutti i giorni  almeno 6 – 8 bicchieri di acqua e provare ad assumere più liquidi quando si sente che sta iniziando l’attacco di emicrania. Credo che l’effetto positivo descritto con le bevande sportive sia dovuto al fatto che reidratano più rapidamente dell’acqua contenendo anche sali di sodio e potassio. Ovviamente bisogna ricordare che oltre ai sali queste bibite contengono una modesta quantità di zuccheri e hanno un contenuto calorico.

A parte sarà invece descritta l’esperienza dei pazienti con cefalea a grappolo (cluster headache) che hanno sperimentato e poi descritto la terapia dell’acqua.

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Acqua per tutti

Autore: Dr. Domenico Piazza


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Terapia delle cefalee, agopuntura, magnesio, farmaci

Si distinguono due tipi di terapia nelle cefalee primarie:

1) terapia sintomatica, cioè i farmaci che si utilizzano durante un attacco per controllare il dolore e gli altri sintomi; questi farmaci non hanno nessun effetto nella prevenzione di ulteriori attacchi

2) terapia preventiva, che serve invece a prevenire la comparsa degli attacchi di mal di testa nel tempo

Qui ci interessa parlare della terapia preventiva, per capire quando è indicata e quali vantaggi comporta. La terapia  preventiva cura la predisposizione a soffrire di mal di testa, rendendoci quindi più resistenti ai fattori che lo provocano. Una terapia preventiva ben condotta riduce in modo sostanziale il numero degli attacchi, in qualche caso il mal di testa scompare per un periodo più o meno lungo, e quando ricompare in genere è meno forte. Non è un obiettivo realistico aspettarsi la scomparsa definitiva del mal di testa con le terapie esistenti, però si può verificare una guarigione spontanea, più facilmente dopo la menopausa nella donna o comunque in età avanzata.

Classificando le misure preventive secondo un ordine progressivo troviamo:

– al primo posto uno stile di vita sano (vedi il post sullo stile di vita): senza questo le terapie successive possono essere inutili

-terapie non farmacologiche: per esempio l’agopuntura (esistono evidenze scientifiche sull’efficacia dell’agopuntura nella prevenzione sia dell’emicrania sia della cefalea tensiva)

-sali di magnesio o dieta ricca di magnesio: l’efficacia del magnesio nella prevenzione dell’emicrania si basa sull’esistenza di una carenza di questo minerale in molti emicranici

-infine i farmaci veri e propri (che andrebbero usati secondo una scala che privilegia quelli con meno effetti collaterali)

Quando è necessaria la terapia preventiva? Il principale parametro da considerare è la frequenza del mal di testa. Se gli attacchi sono frequenti, (almeno 1 alla settimana, oppure 4-5 giorni al mese in totale) e contemporaneamente l’intensità è così elevata da impedire le normali attività, ma soprattutto se si è costretti ad assumere ogni volta degli analgesici, allora è indicata la terapia preventiva.

Questo perchè i farmaci utilizzati nella profilassi hanno un rapporto rischio/beneficio migliore rispetto agli analgesici. Ancora più vantaggioso è l’impiego della profilassi non farmacologica (corretto stile di vita, sali di magnesio, agopuntura) perchè qui sono quasi nulli i rischi.

La durata delle terapie farmacologiche preventive può variare da 3 a 6 mesi; il miglioramento avviene gradualmente ma si osserva in genere già nei primi mesi e se dopo i primi 3 mesi non si è visto nulla può essere utile cambiare farmaco. La terapia preventiva ideale è a cicli, non continua. Dopo un primo ciclo di 3-6 mesi se il mal di testa è migliorato in modo apprezzabile, la terapia deve essere sospesa per vedere quanto dura l’effetto. In genere persiste anche dopo la sospensione e non è prevedibile a priori la sua durata. Di conseguenza chi si sottopone a una terapia farmacologica preventiva di durata superiore rischia di avere più effetti collaterali senza un maggiore beneficio. Solo in alcuni casi sono richieste terapie più prolungate.

Il principale vantaggio che offre la terapia preventiva è che riducendo il mal di testa aiuta a ridurre  l’uso degli analgesici che sono il principale fattore di rischio per la salute di chi soffre di mal di testa. I principali imputati di effetti collaterali dannosi sono i farmaci antiinfiammatori non steroidei (cosiddetti FANS) che vengono reclamizzati per il mal di testa anche in televisione, con una voce frettolosa che alla fine del messaggio pubblicitario avverte “è un medicinale, può avere effetti indesiderati anche gravi, leggere attentamente il foglietto illustrativo, se il sintomo persiste consultare il medico”.

I casi più drammatici sono quelli in cui non è mai stata fatta una terapia preventiva e si è cercato di contrastare il mal di testa con il solo uso di analgesici: oltre ai danni tipici a carico di stomaco, fegato, reni, la cefalea diventa cronica e compare quella che viene definita “cefalea cronica da abuso di farmaci”, distinta in sottotipi in base al tipo di abuso ( di ergotamina, triptani, analgesici, FANS, oppioidi, o farmaci di combinazione come molti prodotti da banco). Quando si è sviluppata una cefalea da abuso di farmaci si è arrivati a una fase in cui si devono affrontare tre problemi insieme: mal di testa cronico, i danni provocati dai farmaci, la dipendenza dai farmaci stessi con necessità di disintossicazione e superamento della dipendenza fisica e psicologica.

Non si ripeterà mai a sufficienza che la vera terapia delle cefalee primarie è quella preventiva. Solo chi ha uno o due attacchi al mese non particolarmente disabilitanti può cavarsela con un semplice analgesico.

Consigli in sintesi:

  • sentire il parere del medico
  • evitare l’autoprescrizione di medicinali, non seguire le pubblicità
  • dare la precedenza alle terapie preventive
  • utilizzare farmaci preventivi di efficacia documentata, che sono: alcuni β-bloccanti (propranololo, metoprololo, atenololo); il calcio-antagonista flunarizina; l’antidepressivo triciclico amitriptilina; i due antiepilettici valproato di sodio e topiramato
  • non hanno indicazione nel trattamento preventivo dell’emicrania gli antidepressivi SSRI: paroxetina, sertralina, citalopram ecc.


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Problemi alla vista e mal di testa: l’aura questa sconosciuta

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Emicrania

Un tipo particolare di emicrania è l’emicrania con aura visiva. Spesso il disturbo più preoccupante per il paziente con questa forma di emicrania è il calo transitorio della vista per cui si rivolge urgentemente ad un oculista. L’oculista quando non riscontra anomalie a carico dell’occhio indirizza successivamente il paziente al neurologo nel sospetto di emicrania con aura. Cosa succede durante l’aura? Si può avere un’idea attraverso alcuni video in rete: https://www.youtube.com/watch?v=qVFIcF9lyk8

In pratica appare nel campo visivo una piccola zona cieca che si ingrandisce progressivamente e si muove lentamente; quest’area cieca, detta “scotoma” con termine medico, può essere scura oppure animata all’interno da luci, figure geometriche, zig-zag, spirali, anche colorate e in movimento. Il disturbo dura da alcuni minuti fino a un massimo di un’ora ed è accompagnato o seguito dal mal di testa. Qualche rara volta il mal di testa non è presente.

Scotoma nell’emicrania con aura (da Wikimedia commoms)

La classificazione internazionale delle cefalee descrive l’emicrania con aura come un attacco caratterizzato da un disturbo visivo che si sviluppa gradualmente, dura al massimo 60 minuti, e regredisce completamente, accompagnato o seguito da mal di testa emicranico. In questa definizione sono presenti i due elementi fondamentali dell’aura emicranica: lo sviluppo graduale del disturbo visivo e la sua completa reversibilità.

Nell’emicrania con aura possiamo avere non solo sintomi visivi ma anche sensitivi (formicolio ad un braccio e intorno alla bocca), disturbi motori (riduzione della forza e difficoltà di movimento ad una metà del corpo), e difficoltà nella parola. Sono tutti sintomi preoccupanti per il paziente e devono essere indagati a fondo.

Solitamente vengono effettuati esami come la TAC e la Risonanza Magnetica cerebrale che forniscono un’immagine del cervello ed escludono patologie diverse dall’emicrania e più preoccupanti.

Nell’emicrania le tecniche di “neuroimaging” come la TAC e la Risonanza Magnetica normalmente non evidenziano alterazioni nella struttura del cervello. Allora dove sta la causa dell’emicrania e dell’aura?

Cause dell’emicrania

L’origine dell’emicrania è oggetto di indagine da diversi decenni. Quando compare il disturbo visivo o “aura emicranica” si rileva un’anomalia di funzionamento nelle aree visive della corteccia cerebrale, che si trovano nella parte posteriore o occipitale del cervello: in questa zona le cellule nervose che ricevono segnali elettrici dalla retina dell’occhio entrano in una sorta di black-out, si deprime la loro attività e parallelamente si riduce il flusso di sangue nell’area occipitale. Il disturbo si estende progressivamente nelle aree adiacenti e ciò viene percepito visivamente dal paziente come un progressivo allargamento di una zona visiva offuscata o cieca. Passato il tempo necessario che può essere di qualche decina di minuti l’area visiva occipitale riprende a funzionare in pieno e la vista ritorna normale. A questo punto di solito subentra un forte mal di testa.

La depressione dell’attività elettrica occipitale durante l’aura visiva dell’emicrania

(http://artlibre.org/licence/lal/e)

I primi attacchi sono quelli che colgono di sorpresa il paziente e che preoccupano di più. Una volta che è stata chiarita la diagnosi il paziente può essere rassicurato del fatto che il disturbo visivo è transitorio, il recupero della vista è completo, e che gli attacchi di emicrania con aura si presentano a volte in successione per qualche settimana ma poi trascorrono intervalli di tempo molto lunghi, anche di mesi o anni, senza attacchi.

Gli attacchi di emicrania non preceduti dai disturbi visivi sopra descritti si definiscono “emicrania senza aura” ed è utile sottolineare il diverso comportamento delle due forme di emicrania, senza aura e con aura, in gravidanza: le donne che soffrono di emicrania senza aura, particolarmente se riscontrano un legame dei loro attacchi con la fase mestruale, è probabile che osservino un miglioramento durante la gravidanza. Questo continua per tutta la durata della gravidanza e dell’allattamento fino al ritono delle mestruazioni. Al contrario chi soffre di emicrania con aura è probabile che continui a soffrirne anche durante la gravidanza e quando l’emicrania compare per la prima volta durante la gravidanza è probabile che sia preceduta dall’aura.

Per quanto riguarda la prevenzione vedi anche gli articoli su magnesio e emicrania e su disidratazione e emicrania .

Un tipo particolare di emicrania è quella con aura visiva caratterizzata all’esordio dalla presenza di uno scotoma, una piccola macchia cieca nel campo visivo che persiste per diversi minuti e quando scompare è seguita da mal di testa: se l’oculista esclude patologie a carico dell’occhio è bene rivolgersi a uno specialista in cefalee.

Autore: Domenico Piazza


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Rimedi popolari per l’emicrania: caffè e limone

Un rimedio che molte persone trovano efficace per combattere l’emicrania è una tazzina di caffè amaro con un cucchiaio di succo di limone.

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Caffè e limone

L’utilità di questo semplice rimedio mi è stata raccontata da diversi pazienti.

Su quale principio si basa? E’ noto che la caffeina contenuta nel caffè ha un effetto vasocostrittore e quindi contrasta la vasodilatazione presente nell’emicrania; è questo il motivo per cui esistono prodotti farmaceutici contro l’emicrania che hanno fra i loro costituenti anche la caffeina.

Ma esaminiamo l’effetto dell’abbinamento caffè-limone dal punto di vista della medicina cinese. Nella dietetica cinese gli alimenti si distinguono per la loro natura (calda, tiepida, neutra, fresca, fredda) e per il loro sapore (acido, amaro, dolce, piccante, salato) I chicchi di caffè hanno sapore amaro e la natura fredda viene trasformata in calda con la torrefazione; il limone ha natura fresca e sapore acido.

Secondo la medicina cinese il caffè risolve la stasi di Qi del Fegato, che è considerata una delle principali cause di emicrania. Liberando l’energia che ristagna nel fegato provoca un forte effetto energizzante fisico e mentale. Inoltre agisce sulla Vescica Biliare (colecisti) facilitando il flusso della bile; in questo modo protegge dalla formazione di calcoli e combatte la stitichezza. Il sapore amaro si correla in medicina cinese all’effetto disintossicante del caffè che stimola la produzione di bile ed è diuretico (eliminazione di sostanze tossiche attraverso la via biliare e renale). Oltre al sapore amaro c’è nel caffè un sottofondo dolce, evidenziato dalla facilità con cui piccole quantità di zucchero lo rendono dolce, cosa impossibile con altre erbe amare. La natura dolce ha un effetto tonificante sulla digestione e assimilazione dei cibi (tonico della Milza in medicina cinese).

Questi sono gli effetti benefici del caffè secondo la medicina cinese quando il consumo è moderato, compreso tra 1 e 3 tazzine al giorno.

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Il limone di natura fredda mitiga il calore del caffè e con il suo sapore acido agisce sul Fegato e sulla Vescica Biliare e dirige il Qi verso il basso opponendosi così alla salita dello yang del Fegato verso l’alto che causa cefalea. La combinazione caffè e limone è quindi giustificata dal punto di vista della medicina cinese in tutti i casi in cui è presente una disarmonia del Fegato, includendo in primo luogo tutte le cause emozionali che sul piano energetico colpiscono il Fegato.

Vi sono poi persone che gradiscono molto il succo di limone. Anche in questo caso ci può essere una relazione con il mal di testa. In omeopatia uno dei rimedi principali per l’emicrania è “Belladonna”, un rimedio che presenta molti sintomi di congestione alla testa con dolore violento, pulsante, e calore del viso e della testa. I soggetti che rispondono bene al rimedio Belladonna presentano anche il desiderio di limone.

C’è quindi una notevole corrispondenza tra il quadro descritto dalla medicina cinese di salita verso l’alto dello yang del Fegato alleviata dall’assunzione di limone, e il quadro omeopatico di Belladonna con forti attacchi di emicrania e desiderio spontaneo di limone.

Si ricorda per completezza la principale controindicazione di caffè e limone: iperacidità gastrica e ulcera gastro-duodenale.

E’ utile osservare anche cose apparentemente banali ma che rendono unico il nostro mal di testa: abbiamo sete o no durante un attacco? beviamo poca o tanta acqua? c’è un desiderio particolare di caffè o di acqua e limone? Vedi anche i post su emicrania e magnesio e su emicrania e disidratazione.

Autore: Domenico Piazza


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Vuoi guarire il tuo mal di testa in poche e semplici mosse?

Un corretto stile di vita viene considerato importante per la prevenzione della cefalea; i punti che vengono più spesso evidenziati sono:

  • regolarità del ritmo sonno-veglia
  • corrette abitudini alimentari
  • bere acqua, evitare la disidratazione
  • fare sport, attività fisica

Il ritmo sonno-veglia è importante soprattutto nell’emicrania: sia il riposino pomeridiano sia alzarsi più tardi del solito la mattina possono causare emicrania nei soggetti predisposti.

Bisogna però ricordare che non si tratta di una regola generale, i fattori scatenanti variano da individuo a individuo. Non si possono stabilire regole di comportamento rigide e universali, è invece utile imparare dall’esperienza di chi soffre di questo problema e insegnare come evitare i comportamenti nocivi.

Anche il ruolo del sonno durante l’attacco di mal di testa non è uguale per tutti: alcuni dormono e si risvegliano sollevati, altri pur essendo sfiniti non riescono a prendere sonno.

Le abitudini alimentari devono essere esaminate quando si soffre spesso di mal di testa.

E’ utile individuare i principali errori nella nostra dieta e correggendoli scopriremo non solo di aver ridotto il mal di testa ma anche di aver migliorato lo stato di salute generale.

Ciò si può fare senza cadere nell’eccesso di imporre rigide diete a tutti e senza dare ogni colpa all’intolleranza alimentare.

Per alimentazione corretta si intende una dieta bilanciata, ricca di alimenti freschi e non trasformati o trattati (evitare cioè troppi cibi trattati industrialmente).

E’ molto importante evitare di saltare i pasti per non incorrere in fasi di ipoglicemia che possono scatenare l’attacco: prendere l’abitudine di fare regolarmente colazione, pranzo e cena.

Esistono poi alcuni alimenti da tenere d’occhio perchè contengono sostanze che possono scatenare in alcuni casi un attacco di emicrania: la lista è così lunga, oltre ai classici cioccolato, alcool e caffè, che è preferibile invitare a fare un periodo di osservazione sulla propria alimentazione prima di trarre conclusioni affrettate.

Non ha senso vietare a tutti gli emicranici il cioccolato o il formaggio stagionato che solo in alcuni pazienti sono stati associati all’emicrania: conta più l’esperienza del paziente che gli studi statistici.

L’importanza di un’attività fisica regolare è stata evidenziata sia nella cefalea tensiva sia nell’emicrania. E’ consigliabile un’attività aerobica moderata per 30-45 minuti al giorno o almeno 3 volte alla settimana.

L’attività fisica riduce lo stress e aumenta i livelli di endorfina, una sostanza naturale che contrasta il dolore.

Un medico tedesco intorno al 1842 scriveva:

per i malati cronici la ricerca accurata di tali ostacoli alla guarigione è ancora più necessaria, poichè la loro malattia di solito è stata aggravata da errori, spesso sconosciuti, del regime di vita”

Parole corrette anche in riferimento all’emicrania.

L’emicrania è una malattia legata alla costituzione del paziente, spesso con predisposizione familiare. In questo contesto gli errori nello stile di vita “aggravano” la malattia, in quanto possono essere fattori scatenanti degli attacchi.

E questi errori, anche se evidenti a chi si occupa di cefalee, sono spesso sconosciuti o sottovalutati dai pazienti.

Questo medico continuava così:

il regime di vita più conveniente, durante la cura, nelle malattie croniche, consiste nel rimuovere gli ostacoli alla guarigione, prima citati, e di procurare, quando occorra, condizioni opposte, come ad esempio: divertimenti innocenti, moto attivo all’aria aperta, con qualsiasi tempo, (passeggiate giornaliere, piccoli lavori manuali); alimentazione nutriente senza elementi medicamentosi ecc.”

Lo stile di vita che veniva consigliato nell’800 per le malattie croniche è esattamente lo stesso che consigliano gli studi moderni e che riempie le pagine di tanti settimanali dedicate alla salute: ridurre lo stress, fare movimento attivo, evitare la vita sedentaria, seguire un’alimentazione corretta.

Faccio notare che il modo di dire simpaticamente un po’ antiquato divertimenti innocenti va interpretato proprio alla lettera. Divertirsi deriva dal latino: dis e vertere, volgere altrove, distogliere la mente. Innocente: che non nuoce.

Purtroppo il divertimento non è garantito con le moderne tecniche antistress, di rilassamento, o in qualunque attività del moderno mercato del tempo libero come la palestra, il pilates o quant’altro: in quasi tutti i casi l’impegno profuso non è da meno di quando si è al lavoro.

Il consiglio è quello di camminare tutti i giorni per mezz’ora – un’ora o fare qualche altra attività fisica (bicicletta, corsa ecc.) distraendosi dai soliti problemi.

Il medico tedesco che ho citato si chiama Samuel Hahnemann, è il fondatore dell’omeopatia ed era già allora attento ai comportamenti nocivi alla salute, oltre che antesignano della lotta allo stress.

Di seguito, in una nota, elencava questi errori del regime di vita:

per esempio: il caffè, il tè o simili bevande, la birra, che contengono sostanze eccitanti, con caratteri di medicinali, non adatte per i malati; i liquori, detti di lusso, preparati con droghe, tutte le qualità di punch, la cioccolata, le acque profumate ed i profumi di certe qualità; i fiori a profumo acuto in stanza; le polveri ed acque dentifrice composte con medicinali; i sacchetti profumati; le vivande con droghe e le salse piccanti; le paste ed i gelati aromatizzati con sostanze a carattere medicamentoso (per es. con caffè, vaniglia ecc.); le erbe medicinali nelle minestre; i contorni con erbe, radici; gli asparagi e tutte le sostanze vegetali, che hanno una azione medicamentosa; il sedano, il prezzemolo, l’acetosa, la senape, tutte le specie di cipolla, ecc.; il formaggio stagionato e le carni frolle, la carne e il grasso di maiale, di anitra e di oca; le insalate di ogni specie.

Tutte queste sostanze, che hanno un’azione medicamentosa secondaria, sono da evitare dal malato; come pure il malato deve evitare ogni abuso, anche quello dello zucchero, del sale, delle bevande alcoliche non diluite con molta acqua; eviterà l’eccessivo riscaldamento dell’abitazione, indumenti di lana sulla pelle; la vita sedentaria in locali chiusi; il moto solo passivo a cavallo, in carrozza ecc.; l’allattamento prolungato eccessivamente; un sonno prolungato nel pomeriggio (a letto), la lettura in posizione sdraiata, la vita notturna…..tutto quanto può essere oggetto di collera, di dispiacere, di dispetto; il gioco d’azzardo; il lavoro eccessivo sia fisico che mentale, specialmente subito dopo i pasti….

Praticamente un elenco di quelli che sono noti oggi come fattori scatenanti dell’emicrania, o fattori trigger dell’emicrania: caffè, thè, cioccolata, bevande alcooliche, formaggi stagionati, spezie, profumi, sonno prolungato nel pomeriggio, lavoro eccessivo, emozioni.

Alla fine conclude dicendo:

alcuni miei seguaci vanno ancora più in là con le proibizioni, rendendo inutilmente più difficile la dietetica: cosa che disapprovo”.

Dobbiamo riflettere su queste parole ancora oggi, dal momento che vengono proposte numerose diete per emicranici, come la dieta senza tiramina o quelle basate sulle intolleranze alimentari. Tutte accomunate da un fatto: chiedono di eliminare una lunga lista di alimenti e così facendo fanno nascere lo stress da dieta.

In un articolo apparso sul New York Times (http://opinionator.blogs.nytimes.com/2007/10/25/the-migraine-diet/) nel 2007 il giornalista descrive il suo tentativo di seguire una dieta proposta in un libro da un famoso neurologo americano:

ho smesso di bere caffè e alcool e ho smesso di mangiare cioccolato, formaggio, M.S.G. (mono-sodio-glutammato), noccioline, aceto, agrumi, banane, lamponi, avocado, cipolle, ciambelle fresche, pizza, yogurt, panna acida, gelato, aspartame e tutte le carni stagionate, conservate, fermentate, marinate, affumicate, ammorbidite o conservate con nitrati.

Per un paio di settimane ho avuto una fame da lupi, ero irritabile, sballato, e vagamente risentito.

Ma ho sentito, per quanto riguarda il mal di testa, che un pò migliorava.

Ho avuto sei o nove emicranie, ma erano meno forti. E una volta abituato, ho quasi apprezzato stare a dieta, esplorando la mia capacità di resistere alla fame e di rinunciare, ossessionato da quale cibo potevo mangiare, e come, e quando. Come minimo, la dieta rendeva felici i miei amici. Rinunciare al cibo, rinunciare alle pillole, è visto così spesso ai nostri giorni come la cosa giusta e virtuosa, pura e sana.

E poi il mal di testa è tornato, a oltranza.”

Riassumendo è utile conoscere ed evitare le cose nocive nel proprio stile di vita, e cercare di rimuoverle perché sono ostacoli alla guarigione. Per raggiungere questo obiettivo non bisogna cadere nell’eccesso opposto.


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Il mal di testa nella medicina cinese

In medicina cinese e in agopuntura non si applica  la classificazione occidentale del mal di testa che distingue emicrania e cefalea tensiva: il sintomo “mal di testa” viene attribuito a uno squilibrio dell’organismo che può essere generato da emozioni nocive, da diete e abitudini errate, dall’azione negativa di eventi climatici.
Partendo dal clima si considera nociva l’esposizione eccessiva ai principali fattori climatici: caldo, freddo, umidità, vento. Ogni eccesso climatico può alterare in modo significativo il nostro equilibrio sia sul piano fisico che mentale. Abbiamo visto nella sezione dedicata alle informazioni da riferire durante la visita medica che è utile sapere se il mal di testa peggiora in estate o in inverno, quando è umido, o se compare quando cambia il tempo e c’è vento, quando arriva una perturbazione, quando ci si espone al sole, e così via.
Non deve stupire quindi che in medicina cinese si parli di cefalea da umidità o cefalea da vento-freddo o da vento-calore.
Ugualmente importanti nel provocare il mal di testa sono i fattori interni all’organismo. Avendo già sottolineato quanto è importante lo stress, non stupisce che anche nella medicina cinese abbiano un ruolo di primo piano le emozioni, che fanno la parte del leone in una medicina “olistica psico-somatica” come è la Medicina Tradizionale Cinese.
Corpo e mente sono strettamente collegati e compito del medico è ricercare sempre uno squilibrio emozionale come base della malattia.

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Agopuntura cinese

Il concetto di emozione in medicina cinese è un po’ più ampio del nostro e comprende oltre alle classiche emozioni (gioia, tristezza, rabbia, paura ecc.) anche l’eccesso di attività mentale o di preoccupazioni, che noi indichiamo comunemente come stress.
In realtà la nostra idea di stress comprende una somma di fattori che la medicina cinese considera singolarmente come causa di malattia: eccessiva attività mentale, preoccupazioni, frustrazione.
Ogni emozione intensa o prolungata ha un organo bersaglio cioè danneggia un particolare organo:
-la tristezza (depressione) danneggia il polmone
-la gioia eccessiva danneggia il cuore (l’infarto dello spettatore durante la partita di calcio)
-le preoccupazioni danneggiano il cuore e il polmone
-la rabbia e la frustrazione danneggiano il fegato
-l’attività mentale eccessiva danneggia la milza, che in medicina cinese è collegata anche alla digestione e assimilazione del cibo; per questo si consiglia di evitare l’attività mentale subito dopo mangiato
-la paura (ansia) danneggia il rene
Vediamo che gli organi interni (cuore, polmone, milza, fegato, rene) non hanno nella medicina tradizionale cinese solo una valenza fisica, ma ciascuno è collegato a una funzione, a un’emozione, a un organo di senso, e persino a un colore e a un gusto.

In base a queste corrispondenze le principali forme di cefalea secondo la medicina tradizionale cinese sono:

  • la cefalea da Fuga dello Yang del Fegato, da Fuoco del Fegato, da stasi del Qi del Fegato, da Vento del Fegato: sono le cefalee causate da emozioni che colpiscono il Fegato come la rabbia, espressa o trattenuta, il rancore di vecchia data o la  frustrazione
  • la cefalea da Umidità causata dal clima umido, o da debolezza della Milza provocata da eccessive preoccupazioni e troppa attività mentale, tendenza a rimuginare con pensieri ossessivi, incapacità a digerire le situazioni sprofondando nella palude dei pensieri; l’umidità è anche creata o aggravata dal consumo eccessivo di latticini, dolci e zucchero, frutta e verdure crude, grassi, bevande fredde. Certe diete che comprendono solo frutta e verdura in quantità, specialmente crude, anche se sono diete “vegetariane” e quindi le associamo a qualcosa di sano, in realtà creano Umidità. Ricordo poi che i cinesi a tavola sono abituati a bere bevande calde, thè o anche solo acqua tiepida.
  • cefalea da ritenzione di cibo, quando compare mal di testa dopo i pasti e sono presenti comportamenti alimentari errati come mangiare troppo in fretta, pasti abbondanti o irregolari, eccesso di cibi crudi
  • cefalea da stasi di sangue, spesso provocata da un vecchio trauma cranico
  • cefalea da Vuoto di Qi o di Sangue: dovuta a malattie croniche, cattiva alimentazione, età avanzata

 Autore: Dr. Domenico Piazza


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I meridiani della medicina cinese, prevenzione della cefalea,riequilibrio psico-neuro-endocrino-immunologico (PNEI)

Esistono vari modi per curare una cefalea.

Per arrivare alla cura bisogna prima stabilire la diagnosi (emicrania? cefalea tensiva? qualcos’altro?) e per ciò è necessario rivolgersi a un medico.

La cura delle cefalee è un argomento molto vasto, esistono vari approcci, vi sono terapie farmacologiche sia per risolvere gli attacchi, sia per prevenirli e quindi per una cura duratura.

Quando gli attacchi di mal di testa sono molto frequenti e forti, almeno 4 o 5 al mese, è più utile intraprendere una terapia preventiva. Le terapie preventive hanno lo scopo di rafforzare le difese dell’organismo e in questo modo esercitano un effetto curativo riducendo il numero e l’intensità degli attacchi. In alcuni casi si ha anche la scomparsa temporanea o definitiva del mal di testa.

Un altro indubbio vantaggio delle terapie preventive è che si riduce il numero di analgesici assunti. Infatti chi soffre spesso di mal di testa oltre agli effetti negativi dell’attacco in sè soffre anche per gli effetti collaterali degli analgesici, soprattutto quando è costretto a utilizzarli spesso.

La prevenzione si basa sia su un corretto stile di vita, di cui si parlerà a parte, sia su approcci farmacologici e non farmacologici.

Tra i trattamenti non farmacologici uno dei più diffusi e meglio studiati è l’agopuntura, che fa parte della medicina tradizionale cinese.

Esistono studi che dimostrano l’efficacia dell’agopuntura sia nella cefalea tensiva sia nell’emicrania.

L’agopuntura consiste nell’infissione di aghi molto sottili in punti particolari della pelle; questi punti si trovano sul decorso di linee che vengono dette meridiani o canali.

Il meridiano nella medicina cinese svolge una funzione di collegamento tra le parti che raggiunge nel suo tragitto, e attraverso i rami che si dirigono in profondità collega i punti superficiali con gli organi profondi e con le loro funzioni.

Per esempio se il dolore è localizzato nella parte laterale della testa a livello della tempia, è utile collocare degli aghi sul meridiano che partendo dal piede raggiunge la tempia: questo meridiano si chiama meridiano di vescica biliare.

Non stupisce che per trattare il mal di testa si debbano mettere degli aghi in posti così distanti perché esiste sempre un collegamento tra il punto dove viene posto l’ago e il disturbo da curare.

I meridiani formano un sistema di collegamenti, di relazioni tra le varie parti del corpo, e utilizzando queste relazioni è possibile riportare la salute dove è stata persa.

Nella Medicina Cinese sono descritti vari tipi di meridiani; quelli più studiati sono i Meridiani Principali che prendono il nome dagli organi e visceri a cui fanno riferimento (per esempio meridiano del Fegato e meridiano del Cuore).

La medicina cinese considera la salute come il risultato dell’equilibrio tra le varie parti del corpo, tra la mente e il corpo, e tra il corpo e l’ambiente esterno.

La perdita di questo equilibrio, di questa armonia porta alla malattia.

Questa concezione può essere paragonata all’idea della medicina occidentale che la salute dipende dagli equilibri regolati dalla mente e dal sistema nervoso e immunitario, idea che ha portato alla nascita di una nuova disciplina: la psico-neuro-endocrino-immunologia.

Questa idea non fa che riprendere in chiave moderna quanto era già noto da alcuni millenni a chi praticava l’agopuntura: l’uomo deve essere considerato un tutto e non la somma di tanti organi.

Questa visione è alla base di tutte le terapie “olistiche”: l’agopuntura antica di millenni, e l’omeopatia nata a inizio ‘800.


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Tutto quello che c’è da sapere sulla cefalea a grappolo

Ogni cefalea merita un consulto medico e deve essere indagata in modo approfondito. Questo vale anche per la cefalea a grappolo che spesso rimane misconosciuta per anni facendo sottoporre i pazienti a terapie inutili per ipotetiche “sinusiti” o “nevralgie del trigemino”.

Per evitare che anche a te accada la stessa cosa dedica pochi minuti a leggere questo post e sarai in grado di riconoscerla.

La cefalea a grappolo ha delle caratteristiche così particolari che è quasi impossibile scambiarla con una emicrania, una cefalea tensiva o una nevralgia del trigemino.

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Si tratta di attacchi di feroce mal di testa in genere intorno a un solo occhio, sempre dallo stesso lato, di durata compresa tra un quarto d’ora e tre ore, che poi scompaiono, ma si ripetono anche 2-3 volte al giorno o più, e sono accompagnati da fenomeni neurovegetativi come arrossamento e lacrimazione dell’occhio, chiusura della narice o secrezione nasale dal lato del dolore. Dopo alcune settimane o qualche mese come era venuta la cefalea a grappolo se ne va (cefalea a grappolo episodica). Questo è l’andamento tipico, ma ci sono pochi sfortunati che ne soffrono sempre, e gli attacchi persistono quotidianamente per anni (cefalea a grappolo cronica).

Nella maggioranza dei casi l’andamento è in fasi che durano qualche settimana, per questo si chiama cefalea a grappolo, perché gli attacchi sono tutti ravvicinati e concentrati in un “grappolo”.

La cosa più strana è che questo dolore, così forte che risulta difficilmente sopportabile, dura abbastanza poco, è come se si sfogasse tutto in un’ora o due e poi passa completamente. Ma ritorna dopo qualche ora, in genere a orari abbastanza fissi, sia di giorno che di notte, quindi chi ne soffre non vive mai tranquillo, è sempre in ansia, nell’attesa che arrivi l’attacco successivo.

L’altra caratteristica è che se comincia a colpire l’occhio destro, per tutta la durata del grappolo sarà sempre dallo stesso lato.

Solo in un altro grappolo di attacchi potrà colpire invece il lato sinistro e l’occhio sinistro.

La cefalea a grappolo necessita di un trattamento immediato vista l’intensità del dolore: esistono dei farmaci preventivi che assunti durante il grappolo possono in molti casi prevenire gli attacchi, ed esistono farmaci da usare durante l’attacco.

In realtà il trattamento più semplice per l’attacco non è un farmaco ma una sostanza naturale, l’Ossigeno, che deve essere inalato al 100% in maschera, come viene fatto in Pronto Soccorso, oppure con un’apparecchio portatile.

I suggerimenti più utili per prevenire gli attacchi di cefalea a grappolo sono:

  • Mantenere un ritmo sonno-veglia regolare dal momento che i cambiamenti di orario del sonno possono provocare l’inizio di un grappolo; d’altra parte quando il grappolo è iniziato si è visto che la privazione di sonno (una notte in bianco) è in grado di prevenire gli attacchi il giorno seguente o per più giorni.
  • Astenersi completamente dall’alcool durante il grappolo perché scatena immediatamente l’attacco; non è necessario restare astemi tutta la vita, quando il grappolo è finito l’uso moderato non determina cefalea
  • Evitare di respirare sostanze volatili come solventi, benzina e tabacco che possono scatenare gli attacchi